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19 marzo Festa del papà

19 marzo ❤Festa del papa’

… Alcuni ci insegnano a seguire il cuore, ad assecondare le nostre inclinazioni, a vivere nel modo più consono al nostro sentire….

Altri ci insegnano a cambiare la gomma della macchina, attaccare un lampadario partendo dal trapano finendo con i mammut (quanto mi piaceva questo nome!)

Altri ci ripetono mille volte i loro consigli e ci ubriacano con le loro piccole manie.

Alcuni ci comprano i nostri biscotti preferiti, le vaschette di gelato al caffè, altri ci fanno guidare la loro macchina fino all’ultimo giorno… “Guida tu” e tu pensi….”wow quanta fiducia”!

Insegnare ad abbracciarsi e a dirsi “Ti voglio bene”.

Imparare il nostro lessico familiare.

Suonare insieme le corde emotive con chiacchiere infinite. Tante parole, tanti silenzi, discorsi, ragionamenti e telefonate…

La certezza di esserci.

La differenza nell’esserci sempre.

Nella stessa stanza, sotto lo stesso cielo, sulla stessa spiaggia …

Ovunque. Insieme. Alleati. Combattenti. Uniti in quelle mani strette.

Correre, rincorrere, fermarsi.

Perdersi. Cercarsi. Trovarsi.

La solidità dei miei occhi neri passa attraverso i tuoi con un tuffo in quel grigio-verde cristallo, strutturandosi nella flessibilità di un legame unico.

“Ciascuno ha quello che si merita”…. prendimi in giro…..

Io sono stata e sono una figlia fortunata.

Ogni giorno me lo riconosco…

Ogni giorno mi sento orgogliosa delle mie radici che mi nutrono attraverso l’acqua salata del mare e delle lacrime che scendono danzando tra i ricordi.

Un’assenza che è presenza, un vuoto che è uno spazio.

Oggi la tua presenza sono io.

Sei i miei gesti, i miei gusti, i miei pensieri.

I miei progetti, le mie ambizioni.

La fragilità e la forza.

La generosità.

La determinazione, la paura.

Testardi. Ironici. Curiosi.

Fuori luogo e senza filtri. Diretti. Spesso troppo scomodi.

Gemelli.

Lo zucchero, la cioccolata, i dolci.

Porto le meringhe, tu preparami il caffè.

❤Auguri a tutti i papà!❤

EMDR

Studi e ricerche scientifiche sull’EMDR lo eleggono come metodo efficace e specifico per il trattamento del trauma e dei ricordi traumatici.
Il metodo terapeutico Emdr apre così una nuova dimensione nella psicoterapia.
L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. Nel 1995 il Dipartimento di Psicologia Clinica dell’American Psychological Association ha condotto una ricerca per definire il grado di efficacia di questo metodo terapeutico e le conclusioni sono state che l’EMDR è non solo efficace nel trattamento del Disturbo da Stress Post Traumatico ma che ha addirittura l’indice di efficacia più alto per questa categoria diagnostica.
L’EMDR è un approccio complesso ed altrettanto strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l’efficacia. Considera tutti gli aspetti di una esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici.
L’EMDR usa i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.
L’EMDR vede l’evento traumatico, con le componenti emotive, come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico. Quando avviene un evento “traumatico” viene disturbato l’equilibrio eccitatorio/inibitorio necessario per l’elaborazione dell’informazione. Si può affermare che questo provochi il “congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione “bloccata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici.
I movimenti oculari saccadici e ritmici usati con l’immagine traumatica, con le convinzioni negative ad essa legate e con il disagio emotivo facilitano la rielaborazione dell’informazione fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. Nella risoluzione adattiva l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.
Le ricerche condotte su vittime di violenze sessuali, di incidenti, di catastrofi naturali, ecc. indicano che il metodo permette una desensibilizzazione rapida nei confronti dei ricordi traumatici e una ristrutturazione cognitiva che porta a una riduzione significativa dei sintomi del paziente (stress emotivo, pensieri invadenti, ansia, flashbacks, incubi). Infatti, questa nuova forma di psicoterapia è stata rivolta inizialmente al trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress, ma attualmente è un metodo ampiamente utilizzato per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici.
L’EMDR è usato fondamentalmente per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente.

Queste esperienze traumatiche possono consistere in:
• Piccoli/grandi traumi subiti
• Eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (lutto, malattia cronica, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti)
• Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenze).

Perdita significa dolore

La mia mattina è iniziata con una banale riflessione…..
….nulla nasce senza che ci sia una perdita.
Niente.
Perdita significa dolore, a volte.
Perdita significa liberazione.
Ogni ferita ha il suo senso.
Immagino le ferite, le cicatrici dell’anima come un “ponte” verso qualcosa che, dopo, ci offre il senso di tutta quella sofferenza che ci ha spaccato in mille pezzi.
Ciascuno di noi colloca le proprie ferite in un punto preciso, e loro se ne stanno lì creando la loro dimora tra pensieri, ricordi, immagini e sensazioni.
Non sono statiche. Hanno un loro movimento, che ci consente di aprire ai passaggi di senso.
Non serve combattere contro le ferite.
Serve accoglierle. Farle proprie. Amarle e dove possibile, lasciarle andare…
Sono tracce del nostro essere preziosi…..♥️

crepe

…quante piccole crepe?

Avete mai notato quante piccole crepe?
Sulle pareti di casa, sulle tele dipinte, sulla tazza preferita del mio profumato caffelatte che sa di zucchero e caffè…
Piccole crepe.
In ciascuno di noi ne esistono alcune…. Profonde o superficiali.
Spazi sottili e impercettibili.
Solchi profondi e letali.
Mi chiedo quanto sarebbe bello se ci accorgessimo di esse l’un l’altro…. Se riuscissimo a sentirle nello sguardo di chi ci sfiora il cammino.
Ci vuole attenzione per cogliere quello spazio impercettibile che si forma nelle crepe; bisogna saperlo percepire….c’è dolore là dentro. C’è solitudine. C’è freddo….
Spesso, magari per proteggerci, proiettiamo tanto di noi in quello spazio.
Ogni cosa, può succedere che diventi proiezione. Ogni cosa, può capitare essere identificazione.
Il modo in cui guardiamo quelle crepe, ne parliamo, le definiamo, le interpretiamo può essere determinato dalla nostra proiezione, dalla nostra identificazione …. Che a loro volta vengono da lontano. Da ciò che ci ha preceduto, ciò che sta “dietro” di noi. Dalla nostra storia. Dal nostro inconscio. Dal nostro linguaggio.
Identificazione e proiezione. Due processi intimi che possiamo controllare, gestire, riconoscere, ma soprattutto, non evitare, in quanto siamo noi a creare il mondo intorno a noi.
Proiezioni, percezioni, passando dalle dissociazioni e dalle dispercezioni.
Il nostro universo è interessante, a volte magico e misterioso a volte spaventosamente paralizzante.
Spesso è possibile dissociarsi come compensazione vitale a determinate emozioni che si ritengono insopportabili in un preciso momento.
Non è sempre patologica la dissociazione, anzi, il più delle volte è un meccanismo vitale della nostra incredibile mente. Quando giochiamo ci dissociamo, quando leggiamo ed ascoltiamo musica, pure quando guidiamo o sogniamo ad occhi aperti. Lì il nostro inconscio viene fuori, si manifesta in pieno.
Dissociazione non è necessariamente delirio, che parte da una costruzione più cognitiva e finzionale.
Dissociazione è una modalità della mente di costruirsi uno “spazio altro”.
Il mondo che conosciamo ha estrema paura di questo.
Io lo rispetto, ma so anche che in
ognuno di noi esiste una parte dissociata che non è altro che una compensazione vitale che a volte ci fa rifugiare in quelle intime crepe custodi del profumo di caffè latte….