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Stress da lavoro: valutazione per legge

Per guidare le aziende nel valutare se troppo stress può mettere a rischio la salute dei lavoratori, sono arrivate le linee guida emanate dal Ministero del Lavoro, che indicano come attuare il Testo unico per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/ 2008 e sue successive modifiche con d.lgs. 106/2009). Così, dal primo gennaio c’è l’obbligo per tutti i datori di lavoro di "misurare" lo stress dei propri dipendenti, provvedendo, qualora esista, a eliminarlo o almeno a ridurlo. «Abbiamo dato indicazioni di metodo, brevi e semplici, adattandole alla realtà italiana fatta soprattutto di piccole e medie aziende» spiega Lorenzo Fantini, della direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro del Ministero. Il punto di partenza è l’Accordo-quadro, firmato nel 2004 a Bruxelles tra le parti sociali dell’Unione europea, che definisce lo stress nei luoghi di lavoro: "una condizione, accompagnata da sofferenze o disfunzioni fisiche, psichiche, psicologiche o sociali, che scaturisce dalla sensazione individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere all’altezza delle aspettative".

Fonte: Corriere.it

Curare le Malattie Psicosomatiche: dai sintomi alle emozioni

La caratteristica comune dei Disturbi Psicosomatici o Somatoformi è la presenza di sintomi fisici che inducono a pensare ad una condizione medica generale, da cui non sono invece giustificati così come non sono spiegati dagli effetti diretti di una sostanza o di un altro disturbo mentale.

Stanchezza cronica, disturbi gastro-intestinali, dermatite, cefalea, crampi e molti altri sintomi, non intenzionali e fuori dal controllo della volontà, causano spesso un disagio o una menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree.

I Disturbi Psicosomatici sono quindi malattie fisiche che provocano danni a livello degli organi dell’individuo, ma vengono scatenate da dinamiche psico-emotive che si esprimono attravero il corpo. I sintomi psicosomatici sono dunque il risultato di situazioni di forte stress, disagio, paura, ansia che attivano ed iper-attivano, come in un continuo stato di emergenza il sistema nervoso autonomo, che a sua volta reagisce con risposte vegetative che provocano problemi fisici.

Generalmente i Disturbi Psicosomatici si manifestano a danno:

  • dell’apparato gastrointestinale (gastrite, colite, ulcera),
  • dell’apparato cardiocircolatorio (tachicardia, aritmia, ipertensione),
  • dell’apparato respiratorio (asma, iperventilazione),
  • dell’apparato urogenitale (dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce, anorgasmia, enuresi),
  • della pelle (psoriasi, acne, dermatite, prurito, orticaria, secchezza cutanea e delle mucose, sudorazione eccessiva),
  • del sistema muscolore (cefalea, crampi, torcicollo, mialgia, artrite).

L’obiettivo dell’intervento di sostegno psicologico rivolto a chi soffre di questi disturbi prevede una comprensione profonda della personalità dell’individuo, con il quale è possibile pianificare un intervento personalizzato ed indebolire e eliminare i processi che sostengono il disturbo: infatti il modo più efficace per cambiare i sintomi è modificare i modelli che li sostengono. In questo senso è importantissima l’ "alleanza terapeutica" la cui essenza è rappresentata dalla motivazione del paziente a vincere la sua malattia, la sua infelicità.

Nel percorso di sostegno si andrà ad intervenire su due livelli:

  • il primo è quello sintomatico, un intervento circoscritto alla situazione attuale che produce stress e disagio.  Favorendo l’elaborazione del vissuto ed aiutando il paziente a risolvere la situazione conflittuale che sta attraversando, si ottengono risultati importanti nella direzione del superamento della malattia psicosomatica.
  • il secondo è quello della causa o del sistema di concause che generano il disagio e le malattie psicosomatiche. In questa direzione si va a percorrere un cammino più intenso e significativo che corrisponde ad un’analisi del funzionamento del paziente per mettere a fuoco come certi giudizi, certi comportamenti, certe credenze finiscono per costruire un substrato in cui alcune situazioni stressanti mettono radici per svilupparsi poi come malattie psicosomatiche.

Anche in questo contesto, è possibile allargare l’intervento anche alla famiglia, o al partner: questo permette di modificare non solo il soggetto, ma l’intero sistema funzionale della famiglia.

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Supporto psicologico di Coppia nel Tradimento

La vita di coppia può essere sconvolta da eventi più o meno prevedibili che possono generare una vera e propria frattura tra i partners, difficile da tollerare e spesso dolorosa da affrontare.

Il tradimento ad esempio, porta la coppia a reagire in modo diverso, mettendo a dura prova la stabilità di ogni membro a causa di un alto livello di stress, reazioni aggressive, comportamenti caotici, incapacità nella gestione della propria rabbia, senso di frustrazione e umiliazione, smarrimento, pensieri ossessivi.

Il partner ferito può sperimentare pensieri intrusivi, immagini del proprio compagno con l’amante, desiderio di vendetta, agitazione e altri sintomi come disturbi del sonno, ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione e ipervigilanza. Il partner coinvolto nel tradimento sperimenta un cambiamento nella percezione di sé come persona leale e dei propri valori personali, provando spesso sentimenti di colpa e confusione sulle cause che lo hanno portato al tradimento. 

Le difficoltà nella coppia, a volte possono manifestarsi anche prima della crisi dichiarata e il tradimento può diventare l’esito finale di un disagio esistente da tempo.

I fattori che contribuiscono a questa rottura sono vari e dipendono dalla storia della coppia, dal contesto di vita, dalla capacità di tollerare lo stress o risolvere i problemi, dalla fase della vita che si attraversa, ecc.

Alcuni degli aspetti che spingono al tradimento riguardano le modalità relazionali che, nel tempo, possono aver gravato sulla costruzione di un rapporto autentico, intimo, comprensivo, come:

  • la tendenza a lasciare i conflitti aperti e irrisolti,
  • il sacrificio dell’autenticità o delle esigenze personali per creare un’unione ideale che, in apparenza, rasenta la perfezione,
  • l’evitamento dei conflitti o del disaccordo perché convinti che danneggiano il rapporto,
  • l’insoddisfazione protratta nei rapporti sessuali, vissuti come poco gratificanti o assenti,
  • l’evitamento dell’intimità che, di conseguenza, ostacola la condivisione, la complicità e favorisce l’alienazione dalla vita di coppia,
  • l’assenza di solidi confini che preservino la coppia dal mondo esterno,
  • l’assenza di specifici spazi e tempi che appartengano solo alla coppia.

Il tradimento nella coppia, è accompagnato dalla sensazione che siano venute meno le premesse di base su cui si fondava la relazione ora minacciata nella stabilità, nella sicurezza, nella fiducia, nella lealtà, ecc. Eventi di questo tipo possono costituire dei fattori molto destabilizzanti per il benessere psico-fisico dei partners, quando ci sono i figli, possono ripercuotersi notevolmente anche sulla loro salute.

Il supporto psicologico di coppia, in questi casi, fornisce un adeguato spazio di contenimento ed elaborazione dei molteplici fattori che portano al tradimento. A volte, infatti, il tradimento può costituire un elemento che, per quanto doloroso, permette una rinegoziazione delle regole all’interno del rapporto, aprendo nuovi canali comunicativi tra i partners e favorendo la tendenza ad attingere a nuove risorse del legame.

Il supporto psicologico di coppia consente ad ogni membro di esprimere le proprie esigenze e di accogliere in modo nuovo quelle dell’altro, costruendo un rapporto basato su una reciprocità più autentica, fondata su scelta e responsabilità. 

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Sostegno psicologico agli adolescenti

L’adolescenza è una fase della vita in cui i dubbi su se stessi, gli interrogativi sulla propria identità, l’insoddisfazione per il proprio corpo, le tensioni con i genitori e con gli amici possono costituire dei momenti di transizione che in alcuni casi assumendo un peso eccessivo, provocano stati di sofferenza che si protraggono a lungo invadendo e compromettendo la serenità e la crescita del ragazzo.

L’adolescenza è un periodo di evoluzione e cambiamento ed insieme un momento critico rispetto alla direzione che prenderà il processo di costruzione della personalità che si troverà di fronte al bivio tra la possibilità di sviluppare una struttura personale solida e il rischio di un estendersi e di un amplificarsi dei punti di fragilità.

Richiedere aiuto ad uno psicologo in questo momento è un passo costoso a livello emotivo: tesi verso l’acquisizione e il riconoscimento da parte degli altri della propria indipendenza, nella necessità di prendere le distanze dai propri genitori per potersi differenziare da loro, ecco nei ragazzi, l’ambivalenza nel chiedere aiuto e nel lasciar intendere o nel mostrare il proprio stato di bisogno.

Il sostegno psicologico agli adolescenti può essere richiesto direttamente dai ragazzi, o dai genitori che si trovano a vivere o percepire segnali importanti di stati di sofferenza, tra cui ci possono essere:

  • crisi rispetto alla propria identità;
  • crisi rispetto al proprio progetto di vita;
  • stati di isolamento, disagio nelle relazioni con i coetanei;
  • sofferenze in campo amoroso;
  • disagio rispetto al proprio corpo;
  • dubbi sulla propria identità sessuale;
  • tensioni con i genitori, rabbia;
  • problemi a scuola;
  • angosce, paure e ossessioni;
  • pensieri e gesti autodistruttivi;
  • somatizzazioni, stati di malessere fisico senza una causa organica.

Se sono i genitori che chiedono una consulenza psicologica per il figlio adolescente è possibile distinguere quattro situazioni:

  • L’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ed è d’accordo ad incontrarlo. I genitori e il ragazzo sono concordi rispetto al fatto che ci sia uno stato di crisi da valutare.
  • L’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo e non è contrario ad incontrarlo anche se ritiene che non vi sia nessuna problematica di tipo psicologico che lo riguardi.
  • L’adolescente non sa della richiesta dei genitori allo psicologo: i genitori dovranno parlarne, spiegandogli la loro preoccupazione.
  • L’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ma non è disponibile ad incontrarlo. Il tipo di lavoro potrà essere una prima consulenza ai genitori rispetto al loro rapporto con il figlio, considerando che nel futuro, il ragazzo potrebbe cambiare idea e decidere di partecipare agli incontri.

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Sostegno Psicologico per Problemi di Coppia

La relazione di coppia è una struttura dinamica, piena di legami che si intrecciano su vari piani e ambiti della vita che risulta condizionata dai vincoli con le famiglie d’origine, da patti economici più o meno chiari, dal tipo di lavoro, dalle amicizie, dai figli e da molti altri elementi.

Sono molteplici i problemi e le difficoltà che la coppia si trova ad affrontare, in relazione alla fase del ciclo vitale che sta vivendo: dai conflitti e incomprensioni della neo convivenza ai compiti educativi verso i figli; dalle difficoltà di comunicazione che incontrano i membri della coppia, alle problematiche del lutto e della separazione.

L’obiettivo di un intervento strutturato di sostegno psicologico, è orientato, con rispetto ed attenzione per la sensibilità personale, a capire il disagio, quando è comparso, come è stata gestita e la sua evoluzione, per poi mettere a fuoco insieme alla coppia le strade percorribili, le risorse proprie e quelle dell’ambiente, per affrontare più efficacemente le difficoltà, evidenziare insieme le possibili scelte future, ridurre l’ansia, l’incertezza e il disorientamento.

Il sostegno psicologico alla coppia è un intervento per superare i momenti critici della vita relazionale, indirizzato a supportare gli individui in difficoltà nel superare le fasi critiche che affrontano nel percorso di vita che li unisce, come la convivenza, la nascita del primo figlio, l’educazione dei figli, il tradimento, il pensionamento, il lutto ecc.

Il sostegno psicologico di coppia è uno spazio di intervento in continua evoluzione, una risposta sia alle difficoltà interne alla coppia sia al suo rapporto con il mondo esteno; questo anche perchè una sua peculiarità essenziale deriva dalla discussione su un argomento particolare o su un punto di vista specifico e poco chiaro relativo a conflitti coniugali, divorzio, separazione, problemi relazionali, divergenze genitori-figli, ecc..

L’interesse e l’ascolto alle dinamiche di coppia consentono di porre al centro la relazione stessa tramite cui le persone manifestano la propria individualità e i propri bisogni.

Per questo, l’intervento proposto mira allo sviluppo delle competenze comunicative della coppia, considerando la capacità di comunicare in modo efficace un presupposto fondamentale per gestire il disagio psicologico e relazionale, oltre che per la costruzione dell’intimità.

L’intervento non ha come obiettivo quello di tener unita la coppia, tuttavia ha come intento principale, la risoluzione del conflitto, la riattivazione del dialogo e il benessere di ogni singolo che compone la coppia, riconsegnando ad ognuno nuove opportunità di interazione, modi di analizzare le difficoltà alternative alle antecedenti, rinnovate potenzialità di scambio e di incontro all’interno della relazione.

L’intervento con le coppie si configura nella maggior parte dei casi in uno stadio iniziale di consulenza in cui vengono presi in esame le specifiche questioni della coppia per realizzare e condividere gli obiettivi favorevoli al benessere di ciascuno, all’interno del legame con l’altro. 

Gli obiettivi conclusivi dell’intervento di sostegno riguardano sia la soluzione del problema presentato dalla coppia, che il benessere di ognuno nel rapporto di coppia e nell’attenzione delle esigenze reciproche e dei componenti della famiglia stessa.

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Colloqui di Sostegno alla Genitorialità

Le profonde trasformazioni sociali e culturali, hanno modificato l’assetto del modello familiare tradizionale e conosciuto.

La famiglia non è vista più come modello “unico” ma investe una pluralità di modi di stare insieme (coppie di fatto, legalizzate, single, genitori biologici e non, coppie ricostituite, famiglie ricostituite, ecc.).

Entrambi i genitori svolgono un ruolo attivo nell’educazione dei figli ed in questo, la comunicazione familiare il dialogo, l’ascolto, l’attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli.

Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. Tale modalità di comunicazione va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primissimi scambi verbali e non verbali.

Nei momenti di difficoltà o tensione, i colloqui di sostegno alla genitorialità hanno tra le varie finalità quelle di:

  • sostenere e promuovere la consapevolezza del ruolo dei genitori, in quanto protagonisti attivi del percorso di crescita dei figli;
  • accrescere e rafforzare le competenze genitoriali;
  • rafforzare la comunicazione e la capacità di gestire i conflitti.

È importante facilitare il compito attraverso varie attività:

  • incontri rivolti ai genitori per far acquisire loto “l’intelligenza emotiva”, facilitando la percezione dell’altro come presupposto utile per instaurare un dialogo interpersonale nuovo e costruttivo;
  • percorsi di sostegno alla genitorialità nelle diverse fasi del ciclo vitale: nascita dei figli, crescita, svincolo, separazione e peculiarità delle diverse fasi evolutive in cui vengono messe a dura prova ad esempio, le capacità di adattamento e di organizzazione della famiglia;
  • interventi basati sulla comunicazione di coppia, sulla dimensione relazionale all’interno della famiglia e sugli stili educativi;
  • consulenza di coppia e/o familiare per sostenere i ruoli e le funzioni della coppia genitoriale e coniugale.

L’intervento psicologico propone, inoltre, percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e concreto.

Partendo dalle situazioni di difficoltà quotidiana si possono individuare dei percorsi per facilitare la comunicazione nel rapporto educativo con i figli, entrare in empatia con loro, acquisire abilità nell’ascolto e nella riformulazione dei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, educare alla gestione dei conflitti.

Favorire la comunicazione, l’espressione ed il confronto sulle diverse reazioni emotive (amore, rabbia, insofferenza, tenerezza, frustrazione, affetto, passione, attaccamento, avversione, indifferenza, solidarietà, ostilità, ecc.) dei membri della famiglia, permette di individuare e verificare modalità alternative di comportamento così da ampliare il repertorio espressivo verso canali più adatti e funzionali. 

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Intervento Psicologico rivolto ai Genitori o ai Figli: un Aiuto alla Relazione

La relazione genitori figli si caratterizza da aspetti multidimensionali, che comprendono la comunicazione, l’affettività, l’ascolto, ecc; e risente dei processi evolutivi, sociali e comunicativi diventando così un processo dinamico che va a costruirsi durante tutto l’arco della vita, e al quale sia i genitori che i figli partecipano attivamente.

Già a partire dal concepimento e dallo sviluppo del feto, poi con la nascita, i genitori modellano il comportamento dei propri figli attraverso l’invio di messaggi verbali e non verbali, che vengono codificati, rielaborati e interpretati dai figli.

Il bambino avrà modo di ampliare i propri schemi cognitivi interagendo con i diversi contesti come quello scolastico, sociale, ecc., che contribuiranno alla strutturazione della sua personalità. E’ per questo importantissima la consapevolezza, da parte del genitore, dei messaggi (di svalutazione e critica, o di rinforzo e incoraggiamento, ecc.), che manda al figlio, affinchè possa potenziare le proprie competenze comunicative nella relazione.

La consapevolezza della propria modalità comunicativa, la capacità di ascolto rispetto ai bisogni del  figlio, l’apertura al dialogo e la capacità di trovare alternative nell’esercitare il potere/controllo, sono risorse fondamentali nell’esercizio di una genitorialità adeguata.

Per questo, l’intervento psicologico rivolto ai genitori o ai figli può essere di aiuto alla relazione se focalizzato sul potenziamento delle competenze comunicative e sul riconoscimento e sulla presa di consapevolezza delle modalità di comunicazione poco funzionali e inadeguate messe in atto nella relazione, soprattutto se questa riguarda la fase di sviluppo dell’adolescenza che, di per sè,  risulta essere un momento delicato che mette a dura prova la comunicazione.

L’Intervento Psicologico rivolto agli adulti è orientato ad aiutare il genitore ad esempio a:

  • accogliere, accettare, comprendere i bisogni del bambino o dell’adolescente piuttosto che svalutarli o negarli
  • comprendere e riconoscere i propri bisogni ed emozione, affinchè possa distinguerli da quelli del figlio
  • riconoscere e potenziare le proprie competenze comunicative e usarle adeguatamente nella relazione con il figlio
  • “mettersi in discussione” come soggetto capace di fornire sicurezza e di rispondere ad una emozione negativa con una di segno positivo.
  • Comunicare in modo efficace. Nel dialogo con il figlio è importante per il genitore usare modalità comunicative di tipo genitoriale affettivo positivo e di tipo genitoriale normativo positivo; è importante cioè Accogliere e non Svalutare o Criticare.

L’Intervento Psicologico rivolto ai bambini e agli adolescenti ha come obiettivo generale quello di promuovere l’espressione di sé, la costruzione di autostima positiva e l’assunzione di strategie comportamentali utili per esprimere al genitore le proprie richieste di rassicurazione e sostegno.

In particolare è necessario aiutare il bambino o l’adolescente a:

  • conoscere e comprendere i propri vissuti, sensazioni, sentimenti, atteggiamenti, fantasie legate alle paure, ai propri bisogni e desideri;
  • conoscere le proprie emozioni, la loro funzione e il loro significato, e a comunicarle al genitore imparando a individuare segni di disponibilità.

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Attacchi di Panico: sintomi e cura

Sempre più persone oggi vivono l’esperienza dell’attacco di panico.

Pochi secondi o qualche minuto in cui il corpo e la mente sono sconvolti dall’incontro improvviso con paure profonde: la malattia, la morte, la follia, e spesso poi la “paura della paura” che congela la vita quotidiana, rendendo impossibili anche le attività più semplici.

Un attacco di panico è un episodio breve ed intenso in cui si sperimenta un’ansia acuta, che nasce improvvisamente e che comporta sintomi fisici e vissuti psicologici di paura e impotenza. La sua esperienza è stressante fisicamente e mentalmente tanto che poi gli effetti psicofisici lasciano i soggetti stanchi, scoraggiati e confusi.

Durante un attacco di panico, il corpo è investito da alcuni sintomi, tra cui quelli più frequentemente riportati sono:

  • difficoltà respiratoria, definita dispnea, con sensazione di soffocamento;

  • tachicardia o palpitazioni, spesso associati a dolori al torace;

  • aumento della sudorazione oppure brividi, legati a repentini cambiamenti della temperatura corporea e della pressione;

  • rossore al viso e talvolta all’area del petto;

  • capogiri, stordimento, debolezza, nausea;

  • parestesie, comunemente rappresentate da formicolii o intorpidimenti nelle aree delle mani, dei piedi e del viso.

Inoltre, le persone che affrontano un attacco di panico riferiscono degli stati psicologici tipici che comprendono:

  • sensazione di non essere parte della realtà o di essere osservatore esterno del proprio corpo e dei propri processi mentali;

  • presentimento che stia per avvenire qualcosa di terribile associato ad una sensazione di impotenza nel gestirlo;

  • paura di perdere il controllo o di impazzire;

  • paura o convinzione di essere vicini alla morte, crisi di pianto;

  • sensazione di rivivere qualcosa di già provato (deja-vù).

Alcune persone sperimentano attacchi di panico occasionali, ossia reazioni di ansia acute a periodi di stress che tendono a non ripresentarsi se ci si allontana dagli stimoli stressogeni e se le condizioni personali e ambientali sono ancora tali da favorire il superamento veloce e completo della situazione che li ha scatenati.

Tuttavia ciò che spesso si innesca dopo il primo episodio è una paura persistente di avere un nuovo attacco di panico, una trappola che può finire per incatenare la persona, che arriva a autoindagare ogni suo minimo segnale fisico.

La preoccupazione di star male influenza pensieri, emozioni e comportamenti, portando a chiudersi in sè modificando il proprio stile di vita, per proteggersi dalla sofferenza.

Evitare le situazioni considerate “a rischio”, dove si è già sperimentato il malessere o si immagina di star male senza poter ricevere aiuto, porta velocemente ad evitare di frequentare luoghi diversi, condizionando la persona che ne soffre che, a sua volta, tenderà a sentirsi non compresa, e lasciata sola con il proprio malessere. Anche i rapporti di coppia possono essere gravemente compromessi dal disturbo di panico e in alcuni casi si genera una tale dipendenza dal partner che si rischia di soffocare, di rendere eccessive le richieste creando sensazioni di impotenza o diffidenza nell’altro.

È estremamente importante che il problema venga affrontato in un percorso di sostegno psicologico adeguato dove, rielaborando il proprio vissuto, questo non si cristallizzi e non si ripresenti, diventando uno sgradevole “compagno di vita”. Capita infatti che, senza un percorso di sostegno adatto, l’attacco di panico possa ripresentarsi e acquisire una frequenza media plurisettimanale o, in casi peggiori, presentarsi anche più volte al giorno.

Il percorso di sostegno psicologico è rivolto a stabilire i processi che mantengono i sintomi e soprattutto a capire cosa può aggravarli, ovvero quali pensieri, azioni, comportamenti propri e degli altri stanno alla base del mantenimento del disturbo nel qui-e-ora. L‘intervento per questo è teso alla rottura del loop disfunzionale che sostiene il sintomo a livello psico-sociale.

Per superare questo disturbo è necessario prendere consapevolezza della natura benigna del problema, che spesso scaturisce da una reazione naturale a fattori di stress e sovraccarico. Per questo è importante imparare a collegare i sintomi ai fattori scatenanti, per acquisire un buon controllo delle crisi.

La disponibilità a mettersi in gioco favorendo risposte comportamentali più adattive alle situazioni ansiogene è una delle caratteristiche che può favorire il successo in un percorso di guarigione ed è per questo fondamentale ad esempio cambiare il proprio stile di vita, eliminando ciò che può aumentare il rischio di attacchi di panico come l’alimentazione, l’attività fisica e la protezione della sfera psichica.

È importante imparare a riconoscere e distinguere le sensazioni fisiche sperimentate, al fine di ridurre la tendenza a rispondere sempre con ansia a minimi segnali fisici, imparare anche tecniche specifiche per gestire l’ansia, come il Training Autogeno, il rilassamento respiratorio e tecniche di pensiero positivo che servono a migliorare l’atteggiamento verso sensazioni corporee, eventi esterni e verso se stessi.

La frequenza delle sedute è variabile e soltanto le prime di valutazione sono a cadenza settimanale. Questo perché la persona deve vivere nel proprio contesto e risolvere i sintomi all’interno dello stesso senza diventare dipendente dal trattamento psicologico.

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Curare i Disturbi del Sonno

Nella società moderna, i disturbi del sonno sono frequenti e comuni: persone di ogni età accusano spesso di non dormire a sufficienza, di non riposare bene o di faticare ad addormentarsi.

La difficoltà nel dormire è causata da diverse ragioni, alcune semplici, come un ambiente rumoroso, luminoso, caldo, o uno stato di malessere fisico temporaneo. Spesso però alla base del disturbo ci sono cause emotive più complesse che richiedono la consulenza di uno specialista.

La qualità del sonno è inevitabilmente legata al benessere della psiche, per questo è importante, qualora ce ne fosse la necessità, affrontare con sicurezza stati di malessere come stress, depressione, ansia, attacchi di panico, fobie, disturbi sessuali e dell’alimentazione, problemi dell’adolescenza e atteggiamenti persecutori come stalking, mobbing o altri fattori di disagio psicologico in quanto questa è una valida soluzione anche per l’insonnia e per il sonno irregolare.

Il percorso di sostegno psicologico per risolvere questo disagio sarà primariamente rivolto al problema che causa l’insonnia, ed inizia con una accurata valutazione del tipo di insonnia, distinguendo se si tratta di insonnia secondaria, cioè l’insonnia è uno dei sintomi di un altro problema fisico o psicologico o è una conseguenza di farmaci.

Una buona valutazione consente anche di capire come deve essere articolato l’intervento.

Molte volte la persona che soffre di insonnia necessita di un intervento che mira a modificare solamente alcune abitudini di vita (a letto e sveglia alla stessa ora; evitare il riposino pomeridiano, attività fisica, no alcol, fumo e caffeina, etc.) e alcuni fattori ambientali (rumore e temperatura della stanza, comodità del letto, etc).

Altre volte la persona che soffre di insonnia ha bisogno di un intervento un po’ più articolato, che vada a lavorare ad esempio sui pensieri ansiosi e sulle ruminazioni mentali che non permettono alla mente di rilassarsi e che sia capace di insegnare specifiche tecniche di rilassamento fisico e mentale orientate a ristabilire un corretto sonno per migliorare la qualità della vita e ridurre l’incidenza di malattie fisiche o disturbi psicologici come la depressione.

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La nevrosi fobica

Si contraddistingue per una paura drammatica concentrata su specifiche persone, oggetti, situazioni, che di per se stessi non rappresenterebbero un pericolo reale, ma che diventano causa di un terrore paralizzante (fobia).

Il soggetto ha una piena consapevolezza del carattere irrazionale del suo panico, ma non può sottrarvisi, in quanto ogni tentativo di superarlo da luogo a crisi di ansietà esagerata. Egli è pertanto in un clima di costante attesa a mettere in atto tutta una serie di misure di evitamento della situazione, una presa di distanza che viene appunto denominata fobica.

La nevrosi fobica può essere considerata un’evoluzione della nevrosi d’ansia in quanto i meccanismi di difesa si strutturano in maniera più elaborata e rigida; l’ansia, invece di essere libera, appare legata ad un oggetto ben preciso, situato all’esterno dell’individuo.

Le fobie si distinguono in base ai loro contenuti:

  • Le fobie degli oggetti. Si tratta in genere di oggetti appuntiti, quali i coltelli, aghi, forbici ecc.

  • Le fobie degli animali. Sono reliquati di fobie infantili e si distinguono in fobie dei grossi animali (cani, gatti, cavalli,    ecc.) che risalirebbero alla prima infanzia, e in fobie dei piccoli animali (topi, ragni, insetti, ecc.) che avrebbero origine nella seconda infanzia.

  •  Le fobie delle situazioni. Sono le più frequenti. Comprendono:

  1. L’agorafobia: paura degli spazi aperti (strade, piazze, ecc.). Tale disturbo col tempo può diventare fortemente invalidante, fino a costringere il paziente ad evitare gli spostamenti di casa se non accompagnato.
  2. La claustrofobia: paura degli spazi chiusi (gallerie, ascensori, ecc.).
  3. La fobia della folla.
  4.  La fobia dell’oscurità.
  5. L’ereutofobia: paura di arrossire in pubblico.

La struttura del comportamento, indipendentemente dall’aspetto che la fobia assume, riguarda condotte di evitamento, misure di rassicurazione, che possono avere un carattere magico-cerimoniale e sfociare quindi in una modalità ossessiva, e infine in comportamenti di sfida attraverso i quali il soggetto tende, con una fuga in avanti, di rompere l’accerchiamento fobico.