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Il mondo con occhi depressi

Essere depressi non significa soltanto avere pensieri tristi, oppure provare emozioni negative che scatenano rabbia e insoddisfazione. Il problema principale sarebbe invece nell’incapacità di provare o apprezzare le emozioni “buone”, che normalmente dovrebbero condurre a sentimenti di gioia e serenità.

Ad affermarlo è un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry

Tutti provano emozioni negative, affermano i ricercatori, e il modo di vivere le situazioni peggiori non cambia necessariamente tra un individuo depresso e uno non depresso. Ciò che cambia in modo decisivo è invece la capacità di saper guardare al cosiddetto bicchiere “mezzo pieno”. 

“Le persone depresse mostrano una sorta di pregiudizio nell’apprezzare le emozioni positive, mentre non hanno nessun tipo di problema a concentrarsi e a sopravvalutare quelle negative”, ha dichiarato Daniel Strunk, professore di Psicologia presso la Ohio State University e coautore dello studio. 

Una buona terapia, secondo i ricercatori, dovrebbe quindi insegnare al paziente depresso a prendere in considerazione le emozioni positive e a valutarle sotto una diversa luce, cercando di riportarle alla memoria il più possibile. “Ciò che accade agli individui affetti da depressione è che letteralmente dimenticano quanto accade loro di positivo nella vita”, afferma lo stesso Strunk, “ e prendono in considerazione i soli lati negativi”. Una priorità che li porta a osservare il mondo attraverso una lente opaca e difettosa, quella appunto che caratterizza l’approccio alla vita di un individuo depresso.

Fonte: Conklin RL et al. Attitude formation in depression: Evidence for deficits in forming positive attitudes. Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry 2009; 40(1):120-6.

Depressione: il 25% degli italiani ne soffre

Il 25% degli italiani soffre di depressione e Milano, con i suoi 85.000 casi, è la città più colpita.

Sono i dati presentati dall’Osservatorio Nazionale SaluteDonna, in collaborazione con Progetto Itaca.

Fra i 14 e i 44 anni, la depressione colpisce soprattutto il sesso femminile, con un rapporto maschi femmine di 2 a uno, e il fenomeno è in aumento costante.

Ma quali sono le cause che la generano?

Decisamente influente, per la donna il proprio ciclo vitale (sindrome premestruale, gravidanza, sindrome post-parto e menopausa), ma per tutti valgono concause legate al clima, alla genetica, e lo stress crescente dovuto ai ritmi di vita.

L’Osservatorio e Progetto Itaca hanno attivato il numero verde 800 274 274, per dare informazioni e aiuto a chi soffre di questa patologia o vuole avere maggiori informazioni. 

L’ormone del sorriso di spegne in autunno

Rientrati dalle vacanze il vostro umore vira al triste? Il ca,biamento potrebbe dipendere anche dalle naturali fluttuazioni stagionali del cosiddetto «ormone del buon umore», cioè la serotonina, che si riduce nelle stagioni fredde. Infatti secondo uno studio pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry la quantità di serotonina nel cervello segue ritmi stagionali per via del suo trasportatore cerebrale, che sequestra la serotonina ed è più abbondante nel cervello in autunno-inverno.

Gli esperti hanno studiato il cervello di 88 volontari sani di età media 33 anni con la tomografia a emissione di positroni (PET) nel corso delle stagioni e visto che in autunno-inverno aumenta la concentrazione del trasportatore di serotonina, quindi si riduce la serotonina in circolo. In primavera-estate la situazione si inverte e allora la serotonina in circolo aumenta, probabilmente aumentando il tono dell’umore. Queste fluttuazioni sono legate anche al numero di ore di luce nel corso del giorno. Queste fluttuazioni naturali del trasportatore della serotonina potrebbero davvero essere implicate, dunque, nei cambiamenti dell’umore stagionali.

Questo meccanismo potrebbe essere alla base della depressione stagionale che colpisce alcuni durante la stagione autunnale e invernale, spiegano Nicole Praschak-Rieder e Matthaeus Willeit del Centro perr le Dipendenze e la Salute Mentale dell’Università di Toronto oltre che dei più blandi cambiamenti di umore stagionali non patologici. Tutti siamo soggetti a sbalzi di umore quando si avvicendano le stagioni e, se il sole ci mette il sorriso, in inverno i ritmi rallentano e la voglia di fare estiva si riduce. Per alcuni questa però è una vera e propria malattia nota come Disturbo Affettivo Stagionale (SAD), una sindrome depressiva a ricorrenza invernale caratterizzata, oltre che da umore depresso, irritabilità, mancanza di emozioni, isolamento e apatia, da manifestazioni come eccessivo appetito e desiderio forte di mangiare cibi ad alto contenuto di carboidrati come pane, pasta e dolci, eccessivo sonno e peggioramento dei sintomi nelle ore serali. A soffrire di SAD è il 4-5% della popolazione. La malattia colpisce soprattutto le donne in età fertile (4 donne per ogni uomo).

Fonte: Corriere.it

Il decalogo del Times contro la depressione post-vacanza

Tornati al lavoro e abbiamo già mal di testa da sindrome post-vacanziera. I sintomi sono noti: stanchezza, irrequietezza, senso di nostalgia e di vuoto. Immancabilmente un collega pallido chiede: «Come sono andate le ferie?». Lui con chiaro sadismo sarà subito pronto a spiegare che ha scelto settembre «perché il tempo si stabilizza e c’è meno gente». Soprattutto tra quella gente non ci saremo noi, immersi nuovamente nella realtà dell’ufficio. L’ansia da rientro accomuna popoli latini e anglosassoni.



Il Times ha intervistato una serie di esperti, psicologi, medici, sociologi e ha elaborato una ricetta in dieci punti per battere la depressione, che in inglese si chiama «back-to-work blues»:
1) In vacanza i sensi sono stimolati da nuovi panorami, profumi e gusti il cui mix ricarica psicologicamente. Il dottor Spurr, esperto in vita di relazione, suggerisce che in città bisogna prendersi un po’ di tempo ogni mattina allungati sulla poltrona, a occhi chiusi per visualizzarsi nuovamente nella località di vacanza, tra ombrelloni, windsurf e fritto misto. L’ideale sarebbe portarsi una scorta di prodotti locali esotici e cucinarli la sera a casa.
2) Ci siamo inebriati del profumo della crema solare al cocco della vicina/vicino di spiaggia? Basta comperare uno spray al cocco e usarlo.
3) La psicologa clinica Linda Blair suggerisce la formula RPQ: Ricordare, Persistere e Quantificare. In vacanza ci siamo sicuramente promessi dei cambiamenti di stile di vita. Per ricordarli usare una parola chiave, scriverla su diversi post-it da appiccicare in punti strategici di casa come specchi e sportello dell’armadio. Persistere: servono tre settimane per spezzare una vecchia abitudine e almeno altre tre per stabilirne una nuova (leggere regolarmente, per esempio). E poi quantificare: non pianificare solo la lettura, imporsi dieci pagine di romanzo ogni giorno, o un dimagrimento di tre chili.
4) Munirsi di cornice digitale, caricarci le foto delle vacanze e piazzarle sulla scrivania. Quando squilla il telefono ed è l’ennesima grana della giornata, rispondere fissando intensamente le immagini che scorrono.
5) Simon Bacon, che insegna al College of Psychic Studies di Londra propone la psicometria: una tecnica che permette di ricavare informazioni psichiche da un oggetto. Sedersi e stringere tra le mani qualcosa portata dalle vacanze, basta un sasso preso in spiaggia, una conchiglia: le sensazioni della vacanza rifluiranno riconnettendo spiritualmente con la libertà.
Il decalogo procede con esperimenti forse troppo dotti e profondi, come quello del filosofo Alain de Botton, secondo il quale «uno dei modi migliori per apprezzare sempre la vita e tutti i suoi piaceri è di guardare al suo opposto, la morte. Un esercizio utile è concentrarsi ogni giorno, magari appena alzati, sulla possibilità di morire improvvisamente». Ecco forse spiegato perché un notevole numero di impiegati e impiegate della operosa City londinese in questi giorni spedisce ricette mediche che annunciano improvvisi malesseri che non permettono di presentarsi in ufficio.

Fonte:Corriere.it