“Non sopporto le liste.
Mi danno la misura di qualcosa che non riesco a ricordare. Vado di pancia di solito….
Eppure sono strumenti utili, indispensabili per fare ordine, e ad aiutare a riorientarci nel caos.
E di confusione, di grovigli, di capi intrecciati difficili da separare e riconoscere, in questo periodo, ce ne sono davvero tanti.
E così sono qui a scrivere, davanti ad un pasticciotto leccese pieno di crema, sentendo l’esigenza di mettere nero su bianco la mia di lista.
Succede un po’ come quando, all’improvviso, sorge un bisogno inaspettato e non preventivato, e l’unica cosa che puoi fare e che vuoi fare, è trovare un modo per appagarlo e soddisfarlo, per sentirti appagata, soddisfatta e piena, di ritorno, di riflesso.
Pensavo a ciascuno di noi….di voi… che sicuramente ad un certo punto della propria vita si è trovato a dover affrontare “un invisibile” , qualcosa che ha portato via, inevitabilmente, pezzi di sicurezza, pezzi di certezza, pezzi di me, di te di qualsiasi di noi insomma…
Ecco la fatica, trascorsa e del tutt’ora, a districarsi dalle emozioni confuse, dal senso di nausea misto alla voglia di ricominciare….
Mi reputo tenacemente testarda, a credere a resistere, ad adattarmi, a ricrearmi un piccolo mondo nel quale continuare ad essere fedele a me stessa…
Con la mia identità, il mio ruolo, i miei mille motivi, le mie relazioni, che a volte hanno scricchiolato, altre volte hanno mostrato la forza di un leone.
Ebbene, oggi ho voluto ricordarmi di tutto quello che, a passi incerti ma incessanti, ho percorso, ricostruendolo dall’inizio.
Perché anche i terapeuti hanno i brividi di fronte alle paure, di fronte all’abisso e di fronte all’impotenza.
Anche da terapeuta rimango ferita… mortalmente….
Tradita laddove ero certa non sarebbe mai potuto accadere.
Il mio rimedio, allora, è quello di capire quali lezioni poter trarre da tutto quello che mi è capitato nella vita fino ad oggi, certa che ogni disavventura porti con sé una possibilità trasformativa ed evolutiva.
Che in fondo, possiamo imparare a rifiorire anche dalle macerie, anche dai frammenti, anche dalla cenere.
Ciò che conta, ciò che resta, ciò che lasciamo andare….
Cosa sto imparando da tutto questo?
A ristabilire priorità.
A riqualificare il tempo.
A dire più spesso Ti voglio bene…. poveri voi…..
Le persone hanno bisogno di sapere che le amiamo, che le stimiamo, che ci mancano, che siamo innamorati di loro, perché non si sa mai.
A fare pace prima che arrivi l’alba del giorno dopo.
A valorizzare attimi.
A rincorrere pensieri.
A catturare sogni.
Ad amare ogni ‘essere con’.
A staccare la spina, quando è il momento di farlo.
A stare nelle pause, e trovare la quiete, ritrovare il respiro, ritrovarmi.
A lasciare andare….
C’è una lezione per tutto.
Cerchiamola e custodiamola gelosamente.
Perché sarà la nostra compagna di viaggio per tanto, tanto tempo.
E a chi resta indietro, indietro nel nostro percorso del cuore, che possiamo dire se non…. buona fortuna?”