Prima che questa giornata volga al termine vorrei dire che….

In queste giornate in cui siamo stati costretti a mettere una marcia ridotta, abbiamo avuto e abbiamo tempo, tempo per riflettere, per pensare, per arrabbiarci, per ridere, tempo per ascoltare, tempo per sentirci.

Sempre di più mi rendo conto come non potrei essere assolutamente quella che sono oggi se non avessi ascoltato mille storie, assorbito mille esperienze, se non mi fossi “immedesimata” in mille situazioni, se non avessi litigato e discusso per proteggervi, se non avessi avuto l’opportunità di spronarvi a riposare per ripartire e se non avessi sofferto mille per mille volte insieme a voi….

….sempre più mi rendo conto che sono lì, seduta nel mio studio, e passeggio con voi nelle strade di una memoria emotiva speciale….che arriva ad oggi e vuole spiccare il volo verso il domani….

E la sera camminando tra i passaggi della mia giornata, mi dico che sono felice perché mi sento una persona migliore, ma soprattutto fortunata….

Ciascuno mi regala talmente tanto….mi offre davvero una ricchezza incredibile….

Poter stare con voi mi fa sentire fortunata…poter lavorare con le emozioni, quelle autentiche, quelle che a volte nascondiamo con un pizzico di imbarazzo…

Emozioni nascoste. Rimaste sospese in attesa del momento giusto che spesso non arriva mai perché travolto dal suo stesso ritardo….

Scoprire che siamo anche altro..

Cangianti.

Imperfettamente unici.

Veri e bugiardi tra lacrime di rabbia e disperazione.

Mi rassicura l’universalità dei nostri dolori…

Siamo tutti uguali.

Siamo tutti umani.

Anime di infinita bellezza racchiuse nella nostra fragilità.

So l’infinito senso di vicinanza nell’incrociare due occhi che si sollevano dopo un pianto, nel silenzio.

Anime nude, mai contatto è stato così tanto intimo.

Sapere che si possono rimettere insieme i pezzi di una vita, sapere che si può percorrere una strada nuova, seguendo il sentiero del cuore, procedendo sicuri un passo per volta.

Voltare pagina, lasciar andare, ricominciare.

Ho sempre usato la tecnologia, sono stata da sempre favorevole ai colloqui on-line, alla terapia via Skype come mezzo di incontro utile in alcune situazioni, ma oggi che questa è risultata essere l’unica possibilità per continuare terapie già iniziate o iniziarne di nuove, mi sembra davvero troppo poco vedervi solo e sempre tramite uno schermo.

Io che continuo ad andare in studio, ma ad aprire un computer e non una porta per accogliervi, mi sono trovata a non poter più dare un abbraccio nel momento di bisogno, una stretta sulla spalla al raggiungimento di un obiettivo, una calda stretta di mano….

Ed oggi mi trovo qui a riflettere su come ciò che alcune settimane fa era difficile, non toccare l’altro, oggi sia faticoso, mai normale…mi sta stretto….

In questo periodo i colloqui tra noi sono vissuti con la distanza di un monitor….cerco la risorsa…..

Penso che entrare in punta di piedi nelle vostre case sia un privilegio, la casa simboleggia il Sé, Khalil Gibran ci suggerisce che “La casa è il nostro corpo più grande”.

Dieci anni fa ormai, ho svolto la mia tesi di specializzazione sul significato della “Casa” in psicoterapia; la casa come metafora di noi stessi e del nostro mondo interiore.

Ricordo ancora l’emozione nel leggere il bellissimo passo di Julio Cortázar: “Mi rimangono le case in cui sono stato felice, dove ho assistito alla bellezza, alla bontà, dove ho vissuto pienamente. Guardo la fisionomia delle abitazioni come se fossero volti, torno a esse con l’immaginazione, salgo scale, apro porte e contemplo quadri. Non so se gli uomini siano troppo ingrati con le case, o se la mia gratitudine nei loro confronti sia una forma di nevrosi. Il fatto è che amo i luoghi dove ho incontrato un minuto di pace, non li dimentico mai, li porto con me e conosco la loro essenza intima, il mistero ansioso di rivelarsi che abita in ogni parete. Sono certo che le case cerchino di parlare, di farsi amare, e a volte mi spiego i fantasmi: come non ritornare dalla morte, a visitare le case amate? Io sarò un fantasma infaticabile”.

Nulla più della nostra casa è in grado di rivelare chi siamo. La casa, lo spazio, il luogo sicuro capace di proteggerci nei confronti dell’esterno, ci avvolge, tiene insieme le parti che formano quel tutto che è la famiglia….

Abitare è abitarsi. Ogni casa parla di chi vi abita, è una sorta di specchio: riflette i gusti, la personalità e soprattutto, gli stati d’animo.

La casa ha un suo inconscio: la scelta dell’arredamento, dei mobili, della disposizione delle stanze non dipendono solo da decisioni coscienti ma sono la proiezione inconscia di parti di noi che si riflettono poi sugli spazi.

Quando ci troviamo a scegliere i mobili e l’arredo della casa entriamo in contatto con la nostra vera intimità. Oggetti e mobili riflettono la nostra psiche, con cui è possibile esprimere gusti, desideri e bisogni funzionali.

Possiamo dire quindi che la casa rappresenta la parte più intima della nostra vita e anche una vetrina attraverso la quale mostriamo agli altri i nostri gusti, i nostri valori, insomma la nostra personalità…

E permettermi di entrare nel vostro spazio mi sembra davvero un enorme dono che mi fate. Aprirmi lo spazio in cui vi lasciate andare, vi ritrovate dopo il lavoro, vi rilassate, discutete e al tempo stesso trascorrete i momenti più belli con le persone che amate, è una opportunità speciale…

Parliamo, entriamo nelle emozioni cerchiamo di riconoscerle, usarle, comprenderle e gestirle in modo consapevole…Oggi, spesso il pensiero la riflessione va al tema della libertà…. Oscar Wilde, ci suggerisce “In verità l’uomo non ricerca né il piacere né il dolore, ma semplicemente la vita. L’uomo cerca di vivere intensamente, completamente, perfettamente. Quando potrà farlo senza ledere la libertà altrui e senza esserne mai leso, quando le sue attività tutte gli frutteranno soddisfazioni, egli sarà più sano, più normale, più civile, più sé stesso. La felicità è il criterio col quale l’uomo giudica la natura, è in armonia con sé stesso e col suo ambiente”.

L’anima e i pensieri viaggiano…si riattivano prepotentemente le emozioni passato e del presente, e ci fa sentire di essere vivi… padroni di sé stessi, liberi di esprimere tutto ciò che aleggia nel cuore….

Ci invade un senso di leggerezza dove ci si perde per poi ritrovarsi…

Chiudo i colloqui, ora vissuti con la distanza di un monitor, e mi sale un’emozione nuova… quasi di tristezza…. forse più di nostalgia…

Condividere, riconoscersi, fidarsi….. Affidarsi nell’appoggiarsi….

Ecco la distanza che si mostra nella sua invisibile maestosità…

E mi si stringe il ?, perché siamo lontani, si, ma so che siamo insieme…e siamo, come canta Elisa, “forti si ma poi siamo anche fragili!!!!”

…a tutti voi GRAZIE per essere per me esempio e motivo di crescita personale e professionale.

Siete, davvero, la mia più AUTENTICA finestra sul mondo!!!

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