… E poi ci sono le storie che ci raccontiamo…

Ci troviamo spesso a farci guidare dal nostro stato d’animo che diventa poi predominante sul nostro tutto.

Ma in quel tutto che ci sembra omogeneo, ci sono molte sfumature di cui dobbiamo riuscire a tener conto.

La nostra vita emotiva non è mai statica, si muove tra colori accesi e tonalità sfumate, variabili, intrecciate tra loro nel dar vita a tavolozze uniche.

Anche nelle giornate pesanti, come quelle che molti di noi stanno vivendo, ci possono essere sprazzi di leggerezza, attimi di luce brillante, o di grigi che non sono neri. 

Il nero pesa di più in questi ultimi giorni di marzo, si imprime nelle giornate, le colora del suo tono. E’ difficile, ma dobbiamo pensare di poter portare con noi il tutto: non negarci la fatica o il dolore, ma accompagnarli al resto che c’è, anche se piccolo e sfumato. 

Accogliere la completezza che attraversiamo tutti i giorni, e raccontarci quella completezza, non solo il nero o il bianco prevalenti, ma nuotare nelle sfumature.

Ci dobbiamo ricordare che ogni volta che valorizziamo il brutto, quel brutto scurisce le lenti attraverso le quali guardiamo la vita scorrere. 

Non solo la nostra, ma la vita in generale.

Quando siamo sofferenti ci sintonizziamo e percepiamo maggiormente tutte le sofferenze intorno a noi. E questo sguardo rafforza il nostro dolore, diventando un circolo vizioso.

Ognuno di noi sperimenta il suo dolore.

E’ un’emozione che è parte integrante dell’esistenza di ciascuno, pertanto non è possibile immaginare, sperare, idealizzare una vita priva di dolore. 

Dolore, nelle sue molteplici forme: un lutto, una delusione amorosa, un’offesa o un torto subiti, un’amicizia finita, incomprensioni e tradimenti sono solo alcune delle forme con cui si presenta il dolore nelle vite di ciascuno. Il dolore fisico, una malattia, una disabilità fisica, portano con sé una sofferenza anche a livello psicologico, emotivo ed esistenziale. 

Il dolore, quel sentimento devastante che sembra ingoiarci come un fiume limaccioso che tutto travolge e subissa, può arrivare a sottrarre violentemente il desiderio di vivere e rischia di scaraventarci in una stanza buia e senza finestre in cui non riusciamo nemmeno a percepire il nostro stesso respiro.

È una battuta d’arresto che irrompe violentemente e, quando giunge, spesso senza alcun preavviso, inizialmente sembra non stia succedendo a noi.
Ci si sente spettatori della vita di un’altra persona, di un altro te.
Pensi che presto qualcuno verrà a dirti che si è trattato solo di un incubo.
Ma ciò non accade.

E con la consapevolezza che invece sei tu il protagonista di quella tragedia comincia un processo di annientamento dei sogni che hanno accompagnato fino a quel momento la tua vita.

Svanisce ogni certezza e in pochi istanti svela spietatamente la precarietà delle nostre convinzioni.
Crollano le certezze.

E pensi di non essere in grado di sopportare quel gravoso fardello.
Ciò che fino a ieri sembrava importante, cessa di avere lo stesso significato quando il dolore irrompe nella tua vita.

Grande o piccolo che sia, il dolore muta la vita di una persona.
Per sempre.

Sotto la lente del dolore il mondo appare trasformato nella sua interezza.

Il dolore fa parte di quelle esperienze fondamentali perché pone ciascuno di noi ad una tensione che, distrugge e amplifica le percezioni di ciò che viviamo, si ciò che sentiamo.

Il dolore, qualunque sia la sua origine ed in qualunque modo sia vissuto, rompe il ritmo abituale dell’esistenza, produce quella discontinuità sufficiente per gettare nuova luce sulle cose ed essere insieme sofferenza e riscoperta.

Salvatore Natoli ci insegna che il patire dell’uomo resta al contempo un mistero sacro e un paradosso, perché anche se tutti ne fanno esperienza esso resta indicibile e non può essere condiviso; nessuno, per quanto empatico, può davvero sentire il dolore di un altro. Ognuno soffre a modo suo, da solo.

Ma la sofferenza, mentre ci chiude in noi stessi e ci ammutolisce, ci costringe – di nuovo un paradosso – a uscire da noi e a chiederci se abbia un senso l’umano soffrire e quale sia e quale significato abbia, se mai ce l’ha, lo stare al mondo.

Sembra paradossale affermare che proprio nell’incontro con quel terribile turbamento si può trovare un legame con il nostro impeto vitale.

Il dolore può riuscire a farci scoprire quanta forza, sconosciuta anche a se stessi, vi sia dentro di noi.
Ed anche se le ferite inflitte da profondi dolori saranno sempre presenti ogni attimo della nostra vita, nel momento stesso in cui cessiamo di annientare tutte le nostre risorse per rifiutare noi stessi, può aver inizio la rinascita.

E allora comprendiamo che il dolore fa parte dell’esistenza, ne dobbiamo riscoprire il senso di quel dolore che interpella l’uomo sul senso dell’esistenza, ricercando quelle modalità affinché esso possa essere guardato e accolto nella nostra vita come occasione di accesso ad una riflessione più autentica su noi stessi e sulla nostra stessa esistenza.

Allora, è importante mettere energie nel cercare di tenere aperto lo sguardo su tutto quel c’è.

Guardare tutte le sfumature che compongono il nostro bicchiere, giorno per giorno. 

Perché oggi non è ieri, e domani sarà altro ancora. 

Il prevalente prevale, ma non deve distrarci dal tutto.

Quando allarghiamo lo sguardo e cominciamo a raccontarci quel che c’è, sto meglio, mantengo un equilibrio migliore che si fa circolo virtuoso e cambia lo sguardo sulla nostra vita. 

Allora mi racconto che sono, allo stesso tempo, un po’ triste, un po’ ferita, un po’ stanca, un po’ felice, un po’ leggera, un po’ pesante, un po’ grata, un po’ arrabbiata … un po’ io….

Tutto sta e compone la forma cangiante della vita.

Della mia, sicuramente.

Copyright © Lavinia La Torre