Il tempo sembra fermarsi.

Bologna deserta durante il corona virus – Covid19 (Foto Schicchi – Resto del Carlino Bologna)

Eppure scorre.

L’unica cosa è il modo in cui lo percepiamo, perché una cosa è certa, le lancette dell’orologio seguono il loro ritmo.

Sempre identico, sempre impeccabile. Siamo noi invece che ci troviamo a vivere i giorni come fossimo sospesi, in attesa. Sentendoci immobili, inadatti, incapaci di essere quello che eravamo fino a pochi giorni fa, ci sentiamo quasi inutili ….

Siamo in quell’attesa che ci mette nella condizione di guardare al domani spesi col timore di comprendere che cosa ne sarà realmente di noi, dei nostri cari, del nostro lavoro e delle nostre amate abitudini.

Curiosi ed impauriti cerchiamo notizie su questo Covid19. Un virus subdolo, che ancora non ha un vaccino efficace, un farmaco utile a stroncarlo. 

Immagine Simbolo Medici e Infermieri Covid19

Aspettiamo di ripartire. Di poter avere il via per ricominciare da dove siamo stati violentemente interrotti.

Dettagli, giornate banalmente scandite da ritualità semplici che oggi sembrano invece ricordarci quanto siamo fortunati a poterci trovare con i nostri affetti, ad essere liberi di uscire e rompere la routine domestica, quanto siamo ricchi nel poter scegliere tra gli scaffali stracolmi la pasta al grano piuttosto che al mais perché più digeribile….

Lo sport, il teatro, i concerti…. I viaggi last minute e le gite fuori porta.

Il mondo da esplorare, le citta da scoprire, i sapori da condividere….

Tutto è sospeso.

E soprattutto tutto ci mette davanti alla necessità di aspettare.

Non siamo certo la generazione capace di aspettare!

Siamo abituati al tutto e subito. Ad essere voraci di tutto, senza assaporarci davvero e fino in fondo nulla….

E ora ci troviamo davanti all’esigenza di imparare a tollerare il dover rallentare.

Tutti hanno parlato e insistono con il termine “fermarsi”. “Ci dobbiamo fermare”.

E poi… Chi mi conosce sa l’importanza che do alle parole, ai silenzi, ai toni…

E quindi mi dico…  Io non credo si tratti di doversi fermare, credo semplicemente che c’è l’esigenza dover trasformare il modo in cui viviamo nel tempo.

Rallentare. Modificare. Aggiungere. Togliere. Ritmare. 

La mia insegnante di pianoforte, quando ero bambina, mi diceva sempre che prima ancora di far danzare le mie dita sui tasti bianchi e neri del pianoforte dovevo imparare a Solfeggiare…. 

Scandire i ritmi, scandire, seguire, rispettare.

E le nostre giornate dovranno essere così solfeggiate, a ritmo di una nuova musica che dovremo imparare a leggere e perché no anche a danzare….

Le nostre giornate non saranno accelerate, stracolme di stimoli tanto rapidi quanto spesso soffocanti, ma saranno tanto vive quanto saremo capaci di guardare al nostro spazio con una curiosità nuova, diversa capace di permetterci un ascolto più profondo e regalarci quelle attenzioni che spesso nel ritmo frenetico si erano perdute.

Ripartiamo dal prenderci cura di noi stessi e di coloro a cui vogliamo bene.

Si, anche nella distanza è possibile.

Biscotti Fatti in Casa

Restiamo ad ascoltare il silenzio, possiamo comprendere quello che Kafka nei suoi Aforismi di Zurau voleva trasmetterci “Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato”.

Il tempo di questa emergenza così drammaticamente unica può essere vissuto anche come un’occasione una lente di ingrandimento per guardarsi e guardare le persone che abbiamo accanto. Forse ci appariranno verità che non ci aspettavamo di trovare. 

Porto sempre con me questo tratto del libro “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami.

In questi ultimi anni della mia vita mi ha accompagnato in momenti molto dolorosi, lo conoscerete, ma ve lo rinnovo: “Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.” E credo sarà così anche per questa esperienza che stiamo attraversando tutti.

Usciremo da questa situazione e ci accorgeremo di essere cambiati.

Diversi, cresciuti, rinforzati tanto quanto fragili e sensibili davanti a sé stessi e agli altri.

….. Veri…..

Vita…

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