Paralizzati dalla fobia sociale come uscire dalla paura del mondo

Phóbos deriva dal greco e significa timore, paura, ed è utilizzato per identificare una repulsione intensa verso oggetti, persone o situazioni ritenute dal soggetto pericolose, nauseanti, disgustose o percepite come rischiose.

Il Dizionario della lingua italiana, Devoto Oli (2003) indica la fobia come una “paura angosciosa per lo più immotivata e quindi a carattere patologico”.

Le fobie rientrano nella classificazione dei Disturbi d’Ansia, in quanto molto spesso hanno come fine quello di allontanare o proteggere la persona da un pericolo soggettivo

L’ansia è la reazione emotiva ad un pericolo percepito (e non sempre reale), non così ovvio alla maggior parte delle persone.

In questa prospettiva si può definire la fobia come la reazione d’ansia provocata da una situazione (o da un oggetto) presente nel qui ed ora, o dall’attesa di tale situazione: se il soggetto si aspetta da un momento all’altro la comparsa dell’oggetto fobico può reagire come se si trovasse già di fronte all’oggetto stesso.

Spesso capita di sentire parlare di fobie come

  • claustrofobia (la paura degli spazi chiusi, come ad esempio l’ascensore)
  • idrofobia (la paura dell’acqua)
  • aracnofobia (la paura dei ragni)
  • agorafobia (la paura degli spazi aperti o  affollati)
  • ofidiofobia (la paura dei serpenti)

La fobia per essere superata richiede un intervento terapeutico nel momento in cui costituisce un ostacolo significativo per chi ne soffre, al punto da rendere impossibile il normale svolgimento delle attività quotidiane (ad es. lavorare, studiare, uscire di casa, ecc.).

Le persone che soffrono di fobie, i fobici, sono coloro che spesso

  • vengono sopraffatti dall’ansia ogni volta che si trovano di fronte (o che pensano) allo stimolo fobico
  • reagiscono in modo irrazionale, a detta loro oppure dei parenti e amici
  • tendono ad “anticipare” l’ansia (paura della paura)
  • evitano il più possibile la situazione temuta
  • per evitare di provare il panico sono sempre “in allerta”, e non riescono a rilassarsi
  • non si sentono compresi, a volte derisi (soprattutto se l’oggetto fobico è comune, es. gatto)
  • le persone pensano che il fobico spesso esageri (o finga) e che dovrebbe “affrontare le proprie paure con coraggio”
  • spesso la poca comprensione da parte degli altri porta il fobico a vergognarsi e a nascondere le proprie paure (soffre in silenzio per anni)

Nello specifico esiste una fobia, la fobia sociale, che porta chi ne soffre a sentirsi estremamente a disagio quando si trova in mezzo alle persone.

Anche se la maggior parte delle persone prova un certo disagio in alcune situazioni sociali, la fobia sociale rappresenta una vera e propria patologia, da non confondersi con la timidezza o con l’imbarazzo.

Questo disturbo è più comune di quanto si pensi: il fobico sociale teme che le proprie prestazioni (parlare o fare qualcosa) lo esporranno inesorabilmente al giudizio negativo degli altri, al punto da sentirsi rifiutato dalla società. Per questo egli perde la stima di sé.

Il fobico sociale si sente valutato negativamente dagli altri e il pensiero predominante in molte situazioni è negativo.

Molti contesti lo paralizzano, e per questo alcune situazioni di normale quotidianità diventano vere prigioni, come ad esempio:

  • Mangiare in pubblico (“Potrei star male”)
  • Parlare in pubblico (“E se mi blocco?”)
  • Parlare ad una riunione di colleghi (“Potrei essere giudicato negativamente”)
  • Firmare un documento davanti a qualcuno (“Potrebbe tremarmi la mano”)
  • Parlare in classe (“Potrei sbagliarmi”)
  • Stringere la mano a qualcuno (“E se mi suda la mano?”)
  • Parlare con uno sconosciuto (“E se arrossisco?”)
  • Telefonare ad uno sconosciuto (“Potrebbe tremarmi la voce”)

In questa prospettiva risulta chiaro il perché i soggetti che soffrono di Fobia Sociale tendono ad evitare il più possibile queste situazioni.

Il dialogo interno del fobico sociale spesso rimbalza tra pensieri quali:

  • Se dico/faccio questa cosa gli altri -> sicuramente mi valuteranno in modo negativo
  • Quindi verrò rifiutato -> Meglio non fare nulla allora
  • Non valgo nulla

Sembra evidente quanto l’iniziale valutazione pessimistica del fobico (sicuramente mi valuteranno in modo negativo) scaturisca nel soggetto un’ipotesi decisamente catastrofica (verrò rifiutato), e possiamo immaginarci le conseguenze: il fobico evita le situazioni temute (meglio non fare nulla allora) ma paga un prezzo molto caro, poiché col tempo perde buona parte della stima di sé.

Di solito chi soffre di fobia sociale ha la sensazione che gli altri lo giudicheranno strano, ansioso, debole oppure stupido.

I fobici sociali sono sensibili a quelle situazioni in cui si sentono esposti all’osservazione altrui; questo li porta spesso a rimanere paralizzati e riuscire a svolgere le loro operazioni solo se sicuri che nessuno li stia osservando.

Anche un semplice sguardo può gettarli nel panico. La paura ed il disagio accompagnano la sensazione di essere guardati, al punto da creare in certi individui una vera e propria fobia sociale. La cosa paradossale è che, sebbene il fobico sociale sia convinto che le mani o il capo inizieranno a tremare, l’esperienza insegna che è raro che tali persone tremino tanto da essere notati.  Di solito non attirano l’attenzione più di altre persone.

Le persone affette da fobia sociale tendono ad isolarsi poiché temono i contatti con le altre persone. Alcuni vanno incontro ad un vero e proprio isolamento sociale, favoriti da un lavoro anonimo e noioso, e passano la loro vita leggendo o guardando la tv.

Si può guarire dalla fobia sociale?

Nell’aprile 2007 il National Institute for Health and Clinical Excellence ha pubblicato le linee guida per la terapia dei disturbi d’ansia, cui la fobia sociale appartiene.

Gli interventi terapeutici che hanno mostrato di ottenere maggiori risultati (in termini di migliori effetti a lungo termine) sono in ordine di importanza:

  • La Psicoterapia
  • La terapia farmacologica
  • L’auto-aiuto

Quindi, nella cura della fobia sociale, per raggiungere risultati duraturi si deve prendere in considerazione l’eventualità di iniziare una psicoterapia adeguata.