Essere se stessi esprimendo la propria individualità accompagnati dalla consapevolezza di essere in rapporto con il gruppo e con se stessi fa star bene.

Eppure, sempre più persone, oggi, vivono la difficoltà ad entrare in relazione con l’altro.

I problemi relazionali includono le modalità di interazione tra i membri di un gruppo e possono essere vissuti in diversi contesti e fra diversi individui come ad esempio:

Genitore-Bambino: in questo caso, l’attenzione è rivolta alla modalità di interazione tra genitore e bambino (per es., comunicazione compromessa, iperprotezione, disciplina inadeguata) associata con una compromissione significativa del funzionamento dei singoli o della famiglia, o con lo sviluppo di sintomi significativi nel genitore o nel bambino.

Relazione tra Partner: qui, l’attenzione è rivolta alla modalità di relazione tra coniugi o partner, che può essere caratterizzata da comunicazione negativa (per es., critiche), comunicazione distorta (per es., aspettative non realistiche), o comunicazione assente (per es., ritiro), associata alla compromissione  del funzionamento dei singoli o della famiglia o con lo sviluppo di sintomi in uno o entrambi i partner.

Relazione tra Fratelli: in questo caso, l’attenzione clinica è rivolta alla modalità di interazione tra fratelli che è associata alla compromissione significativa del funzionamento dei singoli o della famiglia o con lo sviluppo di sintomi in uno o più fratelli.

Problema Relazionale nel contesto lavorativo e sociale: qui l’oggetto dell’attenzione clinica sono problemi relazionali che non sono classificabili in nessuno dei problemi specifici sopra elencati (per es., difficoltà coi colleghi di lavoro).

Spesso, chi ha problemi relazionali ha anche difficoltà di autostima e molto probabilmente è cresciuto in un ambiente che non ha favorito la sua socialità, anzi quasi sempre il contesto di crescita di chi presenta questo tipo di disturbo è di impoverimento sociale: ad esempio famiglie occupate con problemi di sussistenza che hanno completamente escluso il vivere sociale o nelle quali gli altri sono considerati negativamente (paranoicamente) come coloro che possono imbrogliare, tradire…

C’è anche il caso di persone cresciute in contesti molto diversi dalla loro natura e che hanno sviluppato delle difficoltà di integrazione con gli altri per il semplice motivo che quegli altri specifici erano molto/troppo diversi da loro, come se fossero persone provenienti da un altro pianeta.

E’ quindi anche fondamentale trovare la propria nicchia di “comunità” sociale abbandonando l’idea onnipotente e svilente di dover essere accettati da tutti e dover andare d’accordo con tutti. E’ però anche vero che molte persone che si rivolgono allo psicoterapeuta sono magari bravissime nel rapporto a due ed hanno invece difficoltà con i gruppi e con le relazioni di tipo “superficiale”, anche quelle molto importanti sia perché più numerose sia perché normalmente presenti nei momenti di puro svago. Viene da sé che il risultato dei problemi relazionali, anche se motivati da una specifica storia personale, è l’estrema solitudine e che a lungo andare la solitudine diventa depressione.

Tra l’altro, uno degli aspetti di maggiore sofferenza di chi presenta questo genere di problemi è la continua sensazione di perdere tempo, di sprecare anni di vita, di vivere senza un senso, cosa che provoca anche moltissima rabbia e rancore nei confronti di chi non si rende conto degli sforzi fatti (che, come un cane che si morde la coda, sicuramente non aiuta ad essere piacevoli con li altri).

Ancor più che per altre problematiche, in questo caso la psicoterapia deve essere una palestra: intanto sicuramente si tratta di instaurare una relazione, poi, lavorando sostenendo l’autostima, deve spingere il paziente a relazionarsi, a buttarsi, quindi, ma questa volta con la presenza del paracadute.