Shopping selvaggio addio. Benvenuto risparmio a oltranza, un comportamento virtuoso che però può sfociare nella patologia portando malumore, ansia, depressione. Sono gli psicologi americani a lanciare l’allarme e a battezzare la sindrome “iperopia”, proprio come il disturbo oculare, meglio noto come ipermetropia, di chi vede perfettamente da lontano ma fatica a veder bene da vicino. Chi è colto dalla sindrome, infatti, risparmierebbe con grande lungimiranza, nel timore che i tempi cupi possano protrarsi, ma faticherebbe a vivere bene il presente, privandosi di troppe cose. Ossessionati dall’idea di prepararsi al futuro i forzati del risparmio non possono godersi l’oggi, sono sempre tristi e depressi, e finiscono per perdere ogni opportunità di star bene e divertirsi.

Destinare una bella sommetta a una spesa impulsiva può causare il ben noto “rimorso del consumatore”.  Ma gli psicologi Ran Kivetz della Columbia University e Anat Keinan di Harvard (Usa) assicurano che si tratta di un malessere passeggero. In una serie di studi Kivetz e Keinan hanno indagato sulla psiche di un gruppo di studenti alle prese con i compiti per le vacanze invernali. Scoprendo che, se a caldo, con il ritorno fra i banchi, molti giovani lamentavano di non aver studiato abbastanza durante la vacanza, un anno dopo il rimorso era piuttosto per i viaggi e i divertimenti mancati. Stesso discorso quando i ricercatori hanno tastato il polso degli ex alunni, alle prese con il ricordo degli anni all’università. Cosa hanno concluso allora? “La gente si sente colpevole nel confessare una predisposizione all’edonismo, ma via via che il tempo passa il senso di colpa scema. E a un certo punto accade il contrario: in pratica, ci si lamenta per i piaceri persi”, dice Kivetz.

Chi si trovasse preda dell’eterno dilemma tra la necessità di fare la formica e l’impulso a comportarsi da cicala, trova in questi studi una risposta al quesito: servono un po’ dell’una e un po’ dell’altra. Secondo Kivetz, in questa fase di recessione le formiche iperopiche stanno vivendo tempi particolarmente duri nella virtuosa missione di mettere da parte il loro denaro. E anche gli economisti li spingono a cedere a qualche stimolante sessione di shopping. “Non siate troppo duri con voi stessi – conclude lo psichiatra – certo occorre essere responsabili e continuare a tutelare il risparmio, ma è stato un inverno deprimente, e non c’è nulla di sbagliato nell’essere un po’ indulgenti con se stessi”.

E in Italia? Anche da noi risparmiare dà la depressione? Le nostre abitudini di consumo sono state a lungo diverse da quelle degli americani, da decenni abituati a spendere anche  i soldi che non hanno grazie a un massiccio ricorso al credito al consumo. “Che i consumatori si rammarichino di aver comprato è vero”, commenta Lucia Mannetti, ordinario di Psicologia sociale e di Psicologia Economica presso la Facoltà di Psicologia 2 di Roma La Sapienza e autrice del libro “Decisioni e rammarico“.  “Noi abbiamo fatto in passato ricerche esplorative in tal senso e abbiamo chiesto alla nostra popolazione standard di riferimento, gli studenti, di raccontarci un acquisto del quale si sono in seguito pentiti. Nelle risposte libere gli interpellati ci parlavano di prodotti comprati e non usati, rammaricandosi di averli acquistati.  E non si trattava di acquisti impulsivi, ma solo di cose rivelatesi poi inutili o inadatte di cui i ragazzi si dicevano ‘avrei anche potuto non comprarlo’ “.

Ma cosa spinge, anche in Italia, a spendere meno e con quali conseguenze? “Giorni fa abbiamo letto sui giornali che è diminuito anche ai Parioli il consumo di carne”, racconta Mannetti. “Ora io non credo che i residenti dei Parioli non abbiamo soldi per la carne, penso piuttosto che con tutto questo parlare di crisi si crei un clima che invoglia al risparmio e dà la possibilità di dirlo. Nella società in cui viviamo non è facile ammettere che si cerca di risparmiare; trent’anni fa era la norma ora ci si vergogna. La crisi consente il ritorno a un comportamento più prudente, che peraltro è sempre stato abbastanza tipico degli italiani rispetto ad altri Paesi.”

Fonte:Panorama.it