Nicola Amato in un articolo intitolato "La televisione come agente di socializzazione", fa riferimento a Karl Popper, in “ Cattiva maestra televisione ”.

Popper, scrive Amato, analizzando i contenuti dei programmi e gli effetti sugli spettatori televisivi, giunge alla conclusione che il piccolo schermo sia diventato ormai un potere incontrollato, capace di immettere nella società ingenti dosi di violenza. La televisione cambia radicalmente l’ambiente e da esso, così brutalmente modificato, i bambini traggono i modelli da emulare.

Il risultato è devastante: stiamo facendo crescere tanti piccoli criminali. Dobbiamo fermare questo meccanismo prima che sia troppo tardi. La televisione ultimamente è peggiorata e se non si agisce subito, tenderà inesorabilmente a peggiorare per una sua legge interna, quella dell’audience, che Popper formulava più familiarmente come “legge dell’aggiunta di spezie”, che servono a far mangiare cibi senza sapore che altrimenti nessuno vorrebbe. Se ci pensiamo bene, la televisione raggiunge una grande quantità di bambini, più di quelli che neppure la più affascinante maestra d’asilo riesce a vedere nell’arco di una vita. Conclude Popper, che la televisione conta più dell’asilo e della scuola materna e si trova a fare il mestiere della maestra, ma non lo sa e per questo è una cattiva maestra.

Popper si inserisce nella lunga serie degli studi che evidenziano effetti disastrosi, considerando la TV come un mezzo prevalentemente unidirezionale, con contenuti statici, somministrati ad un pubblico passivo, ma altri considerano i media soprattutto come una straordinaria opportunità di globalizzazione, quella intesa in senso positivo del termine.

Ma la conclusione di Nicola Amato è un monito da ascoltare. Sarebbe opportuno non censurare completamente la Tv come suggerisce Popper, piuttosto sarebbe necessario avviare un processo di regolamentazione dei contenuti, convincendo i produttori televisivi e gli investitori commerciali a rinunciare ad un pò di audience in favore della qualità dei contenuti.

Fonte: ilcomunicare.it