La diagnosi di disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività si riferisce a una sindrome spesso caratterizzata da distraibilità, scarse capacità attentive, eccitabilità motoria e associata a disturbi del sonno, bassa tolleranza alla frustrazione, ecc. La causa di questi sintomi venne per prima attribuita alla presenza di una disfunzione cerebrale minima. Successivamente questa attribuzione vide un declino negli anni 60 in quanto non venne dimostrata alcuna reale presenza di danni cerebrali nei bambini che riportavano la sintomatologia prescritta. Fino ad arrivare negli anni ’80, nel DSM-III-R si fa riferimento ad un disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività, in cui si distingue il deficit attentivo dall’iperattività.

L’attuale definizione diagnostica riportata dal DSM-IV stabilisce alcuni criteri:

  • la presenza dei sintomi almeno 6 mesi e l’età dell’insorgenza anteriore ai 7 anni.
  • I sintomi sono suddivisi per tipologia: disattenzione, iperattività, impulsività.
  • Grado di interferenza del disturbo nel normale funzionamento sociale, scolastico e lavorativo.
  • Criterio della specificità del disturbo che lo distingue da altri disturbi mentali.
Il DSM IV distingue tre tipologie:
  • Il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività combinato: forma in cui risultano presenti sei o più sintomi fra quelli relativi alla disattenzione e sei o più per quelli relativi alla iperattività.
  • Il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività con disattenzione predominante.
  • Il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività con iperattività-impulsività dominanti.

Gli individui con disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività vengono indicati come individui con difficoltà croniche riguardo all’impulsività e all’iperattività, e possono manifestare difficoltà a prestare attenzione ai particolari, commettono spesso errori di disattenzione, risultano disordinati, non riescono a mantenere l’attenzione e a portare a termine le attività, passando a volte da un’attività all’altra; hanno difficoltà a organizzarsi nelle attività e tendono a evitare i compiti che richiedono applicazione protratta e sforzo mentale.

L’impulsività può manifestarsi attraverso lo scarso controllo del comportamento, l’incapacità a ritardare una risposta, a deferire le gratificazioni o a inibire risposte prepotenti; incapacità di stare a sentire fino in fondo spiegazioni o istruzioni utili per lo svolgimento di un’attività, incapacità di aspettare il proprio turno in una conversazione, o in un gioco, incapacità di tenere conto delle conseguenze di azioni potenzialmente pericolose o la tendenza a ricercare soddisfazioni immediate.

L’iperattività, l’eccessivo o l’inappropriato livello di attività motoria e verbale, si evidenzia in quei bambini che non possono stare seduti, che sono sempre in movimento, non stanno mai zitti, borbottano e rumoreggiano. Sono bambini più attivi, instancabili e irrequieti sia di giorno che di notte. Ricerche recenti hanno dimostrato che sono bambini meno adatti dei bambini normali a controllare il loro comportamento, meno capaci di svolgere un compito che richiede l’isolamento di uno stimolo importante; deficit di pianificazione del tempo e delle mete.

Fra i problemi e le difficoltà associate al disturbo si individuano:

  • lievi deficit cognitivi;
  • disturbi del linguaggio;
  • difficoltà nelle funzioni adattive;
  • disturbi dello sviluppo motorio;
  • disturbo a livello emotivo;
  • difficoltà nell’esecuzione dei compiti;
  • rischi per la salute.

Ci sono varie ipotesi formulate per l’interpretazione del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività.
Una delle ipotesi attribuisce il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività ad un disturbo dell’attenzione. Una definizione individua l’attenzione “nell’insieme dei meccanismi che da un lato regolano l’elaborazione dell’informazione in funzione dei limiti massimi di attività possibile del sistema umano, da un altro lato contribuiscono a determinare le condizioni di entrata dell’informazione nel sistema oppure le condizioni minime di funzionamento del sistema e infine regolano la flessibilità del sistema stesso.

Lo studio del costrutto dell’attenzione ha individuato tre componenti:

  • la componente relativa all’orientamento;
  • la componente relativa al sistema di allerta;
  • la componente relativa al controllo esecutivo.

I processi di orientamento sarebbero coinvolti nell’attenzione selettiva; i processi di allerta opererebbero per stabilire l’attenzione sostenuta; i processi di controllo esecutivo sono alla base delle capacità di dividere l’attenzione. Per attenzione selettiva si intende un processo che consente l’elaborazione differenziale di diverse e simultanee fonti di informazione. Nei bambini iperattivi, tale capacità risulta carente: essi incontrano notevoli difficoltà a concentrarsi su una singola attività e si distraggono con estrema facilità. Un ulteriore indice della distraibilità è stato individuato nel complesso dei comportamenti estranei al compito (off-task), che il bambino attua durante l’esecuzione dello stesso. Accade che il bambino iperattivo impegnato in qualche attività, si alzi, si guardi intorno, intraprenda un’altra attività, compia cioè una serie di operazioni che lo distolgono dall’esecuzione del compito principale. La difficoltà a concentrarsi per un periodo prolungato rappresenta una delle manifestazioni del disturbo fra le più studiate. Essa è riconducibile ad un generale deficit relativo all’attenzione sostenuta. Per quanto riguarda il controllo esecutivo, gli autori hanno individuato il compito relativo all’effetto Stroop come uno dei più sensibili a distinguere bambini con disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività dai bambini normali: il compito infatti genera un conflitto tra la lettura di una parola e il nome del colore con cui la parola stessa è scritta. Fra le condizioni che sollecitano il controllo esecutivo ci sono quelle relative alla pianificazione o ai processi decisionali, alla correzione degli errori, alla produzione di risposte nuove o non del tutto apprese. Un’altra ipotesi che attribuisce il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività ad una disfunzione dei meccanismi di attivazione e, in particolare, a problemi nella regolazione dell’arousal (fase di attivazione del sistema nervoso centrale che precede e accompagna una qualsiasi attività) riguarda l’eccessiva attività motoria è stata spesso in relazione con un’eccessiva attività fisiologica. Secondo alcuni autori, i problemi conseguenti all’iperattività sarebbero dovuti all’incapacità dei bambini stessi di controllare e/o inibire certi comportamenti.

Per spiegare il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività sono state elaborate anche teorie a carattere psicologico. Tra queste una particolare prospettiva attribuisce l’origine del problema al contesto transazionale e cioè all’insieme di interazioni fra il bambino e la famiglia, la scuola, i compagni. Infatti troviamo evidenze a sostegno di una corrispondenza fra comportamento anaffettivo e intransigente della madre e iperattività nel figlio.

Un corretto intervento terapeutico deve considerare, oltre a variabili come età del bambino, il livello di maturità, la gravità del disturbo, anche le aree specifiche che esso coinvolge: problemi sul piano sociale, difficoltà di apprendimento, problemi a livello famigliare: un intervento efficace è rappresentato, quindi, dall’individuazione delle aree specifiche sulle quali agire e dal coinvolgimento del bambino stesso in un ruolo di partecipazione attiva alla terapia. 

Un esempio di intervento terapeutico adeguato risulta la terapia cognitiva rivolta al miglioramento di alcune abilità che si dimostrano carenti nei bambini iperattivi: la capacità attentiva, l’abilità di problem-solving, l’autovalutazione.