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Le psicosi


Con il termine psicosi si intendono quelle condizioni morbose che comportano un disordine mentale di particolare gravità, una disgregazione più o meno avanzata di tutta la personalità, che risulta globalmente compromessa e non solo settorialmente alterata come nelle forme nevrotiche o psicopatiche, una incapacità di adeguata comprensione della realtà e di sentirsi in essa integrati, e profonde e peculiari differenze nei confronti della normale psicologia. L’incomprensibilità del linguaggio, delle motivazioni, delle azioni dello psicotico, secondo gli abituali schemi logici e razionali, è stata ritenuta, tradizionalmente, carattere peculiare della psicosi. Ciò spiega perché in presenza di forme psicotiche i reati vengono pressoché sempre commessi senza complici. Una netta distinzione viene, perciò, effettuata tra due tipi di psicosi, pur presentando talora caratteristiche comuni (es. i deliri e le allucianzioni, i due fenomeni tipicamente psicotici):

  • le psicosi organiche;
  • le psicosi endogene.

Per psicosi organiche si intendono le malattie psichiche provocate da un noto agente patogeno e accompagnate da conosciute alterazioni anotomo-patologiche. In rapporto alle cause vengono distinte:

1. Le psicosi dell’età senile consistenti nella accentuazione del naturale deterioramento delle funzioni mentali, dovuto alla vecchiaia (demenze senili) o ad alterazioni della circolazione sanguigna (demenza arteriosclerotiche).

2. Le psicosi confusionali, che si verificano nel corso di certe malattie acute (stati febbrili), comportando mancanza di chiarezza nel pensiero, disorientamento nello spazio e nel tempo, turbamenti della percezione. Sono le psicosi sintomatiche acute, in cui i disturbi della psiche sono transitori, reversibili e sono accompagnate da gravi infermità organiche, che precludono ogni partecipazione sociale. I disturbi tipici di tali psicosi sono: le alterazioni della coscienza, la confusione mentale (disorientamento spazio-tempo, incoerenza di pensiero e di comportamento), il crepuscolo (coscienza non é confusa, ma solo ristretta a un settore ridotto della realtà), il coma (totale perdita, transitoria o duratura, della coscienza, con conseguente impossibilità di agire).

3. Le psicosi traumatiche (o demenze traumatiche), dovute a lesioni cerebrali causate da incidenti e che possono provocare disturbi psichici, eccitabilità o anche profondi cambiamenti della personalità, portando al vagabondaggio, all’alcool, alla criminalità. Disturbi alla psiche possono essere provocati da malattie (infezioni nervose, tumori, disturbi del metabolismo). Una forma di psicosi organica può essere provocata dalla encefalite letargica, forte febbre infettiva che colpisce i giovani e produce una infiammazione del cervello, seguita generalmente da gravi e permanenti effetti con probabilità tanto maggiori di sviluppi negativi della personalità quanto più giovane è il soggetto.

4. La paralisi progressiva, un tempo frequente e dovuta ad infezioni sifilitica e caratterizzata da un deterioramento progressivo di tutta la personalità.

5. Le psicosi puerperali, colpiscono donne incinte (o post parto) oppresse dall’ansia e costituiscono le forme psicotiche da esaurimento.

6. Le psicosi epilettiche, dovute cioè all’epilessia, disturbo parossistico e transitorio delle funzioni cerebrali, che appare all’improvviso, cessa spontaneamente e tende a ripetersi nel tempo, ed è provocato da alterazioni anatomiche irritative del cervello (da malattia encefalitica, da trauma) o da alterazioni di natura ereditaria o costituzionale.

7. Le psicosi da tossicomania, sono le psicosi organiche determinate dagli effetti cerebro-tossici di alcune sostanze velenose, che provocano intossicazione cronica (alcool o stupefacenti).

Tra le sostanze psicoattive particolare rilevanza presentano l’alcool e gli stupefacenti, che possono indurre:

a) l’intossicazione acuta, che rappresenta l’effetto direttamente provocato dalla singola sostanza e che regredisce completamente in un tempo relativamente breve quando la sostanza stessa è stata metabolizzata ed eliminata, con piena reintegrazione dell’organismo nelle condizioni normali. Rispetto alla intossicazione alcolica acuta, si parla anche di ubriachezza o etilismo acuto.

b) L’intossicazione cronica, consistente in quel fenomeno psico-somatico che rappresenta l’effetto duraturo della assunzione della sostanza protratta nel tempo e implica lesioni più o meno permanenti a certe strutture organiche con certe alterazioni fisiche e psichiche che permangono inalterate anche negli intervalli o in condizioni di astinenza. Rispetto alla intossicazione alcolica cronica dovuta all’abuso prolungato nel tempo dell’alcool, si parla anche di etilismo cronico o di alcolismo propriamente detto.

L’alcolismo consiste nell’abuso di sostanze alcoliche, costituisce la intossicazione voluttuaria più diffusa e come tale socialmente più grave. I disturbi psichici provocati dall’alcool, oltre che agli stati transitori dell’intossicazione acuta e agli stati permanenti della intossicazione cronica possono dare luogo nei casi più gravi ad autentiche psicosi alcoliche. L’alcolismo è responsabile del ricovero di un’alta percentuale di pazienti degli istituti psichiatrici, oltre che causa di molte morti ogni anno. Tipiche sindromi sono il delirium tremens (tremori allucinazioni visive) la allucinosi alcolica (saldo delirio di persecuzione sulla base di allucinazioni soprattutto uditive) il delirio di gelosia, la sindrome di Korsakoff, la demenza alcolica (scadimento globale intellettivo grave ed irrimediabile). 

Le molteplici motivazioni che possono portare all’alcolismo, vengono individuate in:

  • fattori individuali, che possono essere rappresentati da situazioni psicopatologiche, ma anche da situazioni psichiche prive di significato psichiatrico in quanto le personalità passive, immature, dipendenti, tendono più facilmente a risolvere i problemi della esistenza mediante un mediatore chimico anziché attraverso le risorse interiori;
  • fattori sociali in quanto le difficoltà e le frustrazioni della vita possono avere una notevole rilevanza, anche se in genere l’alcolismo, a differenza dell’uso di stupefacenti, costituisce in genere una forma di devianza passiva, non oppositiva, come fuga dalle difficoltà e compensazione alle frustrazioni;
  • fattori culturali, in quanto nelle cultura soprattutto occidentali l’uso di alcool è particolarmente tollerato.

Anche l’uso di stupefacenti non solo provoca l’intossicazione acuta e, attraverso l’uso prolungato, la dipendenze psichica e talora fisica, la tolleranza e la sindrome di astinenza, ma può portare alla intossicazione cronica, che trasforma il drogato in malato psichico. 

Tra gli stupefacenti più usati sono:

  • gli allucinogeni, i derivati della canapa indiana, quali marijuana e l’hashish e il più potente dietilamide dell’acido lisergico (LSD);
  • le anfetamine, sostanze chimiche ricercate perché aumentano illusoriamente il rendimento intellettuale, il senso di euforia, le sensazioni erotiche, ma altamente dannose perché, oltre a generare forte dipendenza psichica e tolleranza e gravi rischi per il fisico favoriscono la violenza;
  • i barbiturici, gravemente dannosi per la salute per la loro alta tossicità;
  • i narcotici, l’oppio e i derivati che sono le droghe più pericolose;
  • la cocaina, che provoca forte dipendenza psichica.

In rapporto agli effetti si distinguono cinque tipi di droghe:

  • euforici (sostanze che determinano benessere fisico e psichico): oppiacei, tranquillanti;
  • fantastici (sostanze che provocano una percezione della realtà diversa dal normale): cannabis, allucinogeni;
  • inebrianti (sostanze che danno eccitazione cerebrale, con successiva depressione): alcool, cloroformio, etere;
  • ipnotici (sostanze che inducono il sonno): barbiturici e altri sonniferi;
  • eccitanti (sostanze che eccitano l’attività cerebrale): caffeina, tabacco, betel, cocaina, enfetamine.

Seguendo una diversa classificazione si individuano tre tipi fondamentali di droga:

  • psicolettici (sostanze che deprimono l’attività cerebrale): barbiturici, sonniferi, alcool, tranquillanti, oppiacei, etere, cloroformio;
  • psicoanalettici o stimolanti (sostanze che eccitano l’attività cerebrale) caffeina, tabacco, betel, cocaina, anfetamine;
  • psicodislettici o psichedelici (sostanze che determinano un’alterazione nella percezione): cannabis, allucinogeni.

Le motivazione, che predispongono il soggetto a subire la suggestione della droga (tossicofilia), possono essere:

  • di natura individuale, consistenti sia in condizioni psicopatologiche o abnormi, sia in situazioni psicologiche disturbanti;
  • di natura socio-ambientale: il sempre maggiore diffondersi della droga non può essere spiegato soltanto in chiave psicologica ma anche in rapporto a situazioni sociali favorenti i soggetti psicologicamente più fragili, situazioni di disadattamento famileare e sociale. Ci si richiama ai fattori capaci di generare disorganizzazione sociale e anomia (crisi di certe idee e valori, crisi della famiglia, mancanza di schemi di riferimento). Si riconosce comunque che le ragioni dell’inizio possono, in certi casi, trovarsi più semplicemente nella curiosità, emulazione, noia, e più in profondità in quella diffusa mentalità edonistico-permissivistica, la quale in nome del tutto consentito ha distrutto il senso del limite, della regola di vita e rende perciò coerente, al livello istintuale, ricorrere alla droga per reagire a un momento di noia o di depressione.

Per psicosi endogene vengono intese quelle alterazioni mentali prive di cause organiche quanto meno note, ma che pur tuttavia sono state tradizionalmente considerate malattie per il loro andamento processuale, la profonda differenza dei processi mentali da quelli abituali e la incomprensibilità delle attività psichiche secondo comuni leggi psicologiche. A differenza del nevrotico che mantiene integro il senso della propria identità ed il rapporto con la realtà, lo psicotico vede profondamente alterati tale senso e tale rapporto. Vengono chiamate forme psicotiche marginali  (border line) quelle alterazioni che si collocano al confine tra nevrosi e psicosi, poiché il quadro psicologico, pur se nevrotico, presenta già componenti di natura psicotica. Le più importanti forme di psicosi, almeno secondo la impostazione tradizionale, sono: 

  • la schizofrenia;
  • la paranoia;
  • la psicosi maniaco-depressiva.

La schizofrenia colpisce per lo più soggetti giovani fra i 18 e i 25 anni. Ha decorso cronico e consiste in una profonda alterazione della coscienza dell’io, con conseguente non riconoscibilità del reali e rottura dell’abituale rapporto fra io e realtà, onde l’autismo degli schizofrenici (vivono in un mondo che appartiene solo a loro)  e la incomprensibilità della psicosi. La variabile sintomatologia comprende la dissociazione (rottura delle normali connessioni del pensiero, che si manifesta già nel linguaggio sconnesso o nei neologismi) le alterazioni dell’affettività (mancanza o inadeguatezza di risposte affettive alle persone o cose) e dell’attività (arresto od esagerazioni psicomotorie senza un apparente scopo) le allucinazioni visive, uditive, tattili, ecc. nonché i deliri quali di grandezza (il credersi un personaggio storico) o di persecuzione (da parte di persecutori che si servono di tutti i mezzi fisici offensivi: trafiggono il cuore, bruciano il cervello).

La paranoia comprende un gruppo di sindromi differenziate, che hanno in comune un sistema di deliri lucidi e irriducibili (deliri sistematizzati), perché saldamente ribaditi da una incontrollabile fede e da una capacità di critica che, se può essere anche acuta, è sempre unilaterale. Con nessuna o scarsa diminuzione delle altre funzioni mentali ed assenza di segni palesi di dissociazione schizofrenica, cioè di disintegrazione della personalità. Caratteristica della paranoia è la presenza di convincimenti erronei, duraturi ed immodificabili, fondati su un esasperato sentimento di certezza nei confronti delle proprie convinzioni che pone il paranoico in una situazione di totale indifferenza verso la realtà, verso le prove e le esperienze contrarie. I deliri del paranoico si mantengono sempre nei limiti delle possibilità umane del verosimile e ne informano in modo del tutto coerente la condotta, che è combattivamente indirizzata alla difesa degli erronei convincimenti del soggetto, proprio perché i convincimenti deliranti sono la unica espressione della malattia. La paranoia viene tenuta distinta dalla schizofrenia paranoide, che costituisce una forma clinica della schizofrenia paranoide, che costituisce una forma clinica della schizofrenia e che è così qualificata per la predominanza dei deliri, pur sempre però nell’ambito dei più generali disturbi mentali tipici di questa psicosi.

Circa le varietà cliniche di paranoia, si distinguono a seconda dei diversi contenuti spesso associati, i  diversi deliri:

  • i deliri di grandezza, consistenti in un presuntuoso, orgoglioso, concetto della propria persona;
  • i deliri di persecuzione, che portano a vedere ovunque trame e complotti;
  • i deliri di querela, che portano il querelomane, spesso perfetto conoscitore degli articoli del codice, però da lui unilateralmente interpretati, ad avventurarsi, per reagire ad ingiustizie reali o presunte, in processi sballati e rovinosi, il cui fallimento è attribuito ad una sistematica persecuzione;
  • i deliri di gelosia, che portano a vedere ovunque sospetti e prove di tradimento;
  • i deliri erotici, costituiti da un amore paradossale, tenace, incrollabile, e nello stesso tempo nobile, romantico, casto, mai corrisposto perché rivolto a persona socialmente superiore e spesso soltanto conosciuta da lontano, il cui gesto più innocente è interpretato come segno di intesa e il cui rifiuto è attribuito alla persecuzione di terze persone;
  • i deliri mistico-religiosi o di riforma, consistenti nella fede cieca in una missione divina.

In stretta correlazione con la paranoia si parla anche di parafrenia, che si differenzia dalla prima per il fatto che i deliri sono meno sistematizzati e qualsiasi delitto commesso dal parafrenico può essere una reazione improvvisa, non progettata, alle allucinazioni.

Le psicosi maniaco depressive comprendono quelle malattie mentali, che comportano una profonda alterazione della affettività e, più precisamente, del tono dell’umore. Ogni contenuto di coscienza viene colorito secondo uno dei due toni fondamentali: la gioia o il dolore, il godimento o la sofferenza, l’umore indica anche la disposizione generale a tali sentimenti, cioè lo stato affettivo di base che caratterizza gli individui in personalità depressive e in personalità euforiche. Già in condizioni normali l’umore subisce frequenti oscillazioni, legate a determinate motivazioni ed a queste proporzionate nella intensità e durata. In condizioni patologiche può subire modificazioni, per intensità e durata, del tutto sproporzionate alla motivazione. Tali modificazioni si manifestano tra i poli opposti:

  • della depressione affettiva, melanconica, che dalle forme più lievi di malessere psichico, di tristezza immotivata, arriva, nei casi più gravi, a dominare l’intera personalità del malato, limitandone l’ideazione (percezione corretta dell’ambiente, ma vissuta erroneamente) e la volontà. Con sovente accompagnamento dell’ansia che può raggiungere la crisi acuta dell’angoscia;
  • dell’esaltazione affettiva, maniacale, consistente in uno stato di euforia e di vigore con illusione sulla eccellenza delle proprie funzioni fisiche e psichiche.

Nelle psicosi distimiche si ha appunto una alterazione dell’umore di base in modo profondo e relativamente duraturo e senza che tale alterazione dell’umore possa rapportarsi ad alcun avvenimento esterno. Proprio nella mancanza di ogni comprensibile motivazione all’insorgere dello stato euforico o melanconico, che è appunto indipendente dalle circostanze ambientali, viene ravvisata la differenza con le reazioni psichiche, normali o abnormi, le quali viceversa sono in rapporto causale e cronologico con avvenimenti dell’ambiente e sono pertanto comprensibili. Caratteristica della presente psicosi è la sua guaribilità con totale riequilibrio della personalità. A seconda della diversa incidenza sul tono fondamentale, vengono distinte:

  • le psicosi depressive, ove l’umore è orientato in senso melanconico;
  • le psicosi maniacali, ove l’umore è orientato in senso euforico;
  • le psicosi cliniche caratterizzate da un alternarsi di stati d’animo di depressione e da stati d’animo di esaltazione.

La modificazione del rapporto con la realtà e del modo di vedere il mondo è diverso a seconda del tono dominante, lo psicotico depresso filtra della realtà solo i fatti idonei ad accrescere l’angoscia, travisa ogni aspetto oggettivo attribuendogli un significato doloroso. L’unica via per sfuggire alla angoscia è il suicidio, spesso preceduto dall’omicidio delle persone più care, realizzando così lo psicotico il tipico omicidio suicidio, non volendo egli lasciare il proprio mondo degli affetti, che è l’unica realtà positiva che lo circonda, e non sopportando che le persone amate continuino a vivere in una realtà che è solo dolore. Lo psicotico maniacale, viceversa, percepisce ogni situazione ottimisticamente, ma acriticamente, prospetta in termini euforici ogni cosa, come facile, raggiungibile, conquistabile. Negli stati più gravi si realizza un eccitamento scoordinato e disordinato, che può tradursi in gravi disordini della condotta (furti, truffe, oltraggi, reati sessuali).