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Psicoanalisi: l’Aggressività

Bibliografia Psicoanalisi: l’Aggressività

Adatto C.P., (1957) Il broncio. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
La scontrosità che accompagna il broncio è riconducibile ad un contesto di oralità frustrata e di desiderio di gratificazione.

Adler A. (1912) Il temperamento nervoso. Roma: Astrolabio 1950.
L’aggressività è l’espressione della volontà di potenza dell’individuo, il quale tenta per questa via di compensare il proprio senso di inferiorità.

Alexander J. (1960) Psicologia dell’amarezza. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
Amarezza e acredine, contigue alla rabbia a all’odio, insorgono nel vissuto del bambino, a partire dalla seconda metà del primo anno di vita, di essere trascurato o rifiutato dalla madre.

Arlow J.A. (1957) Mediocrità compiaciuta. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
Viene esaminato il modo di essere delle persone mediocri compiaciute di Sé  .
Queste persone non esprimono tanto una aggressività attiva verso gli altri, quanto suscitano verso di loro l’altrui ostilità.

Balint M. (1951) Amore e odio. In: L’amore primario. Rimini: Guaraldi, 1973, pp. 184-204.
L’odio persistente "si rivela spesso come un derivato dell’amore frustrato".

Bion W.R. (1958) L’arroganza. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
Il testo si basa sul presupposto che l’orgoglio diventa amor proprio se prevale la pulsione di vita, diventa invece arroganza se prevale la pulsione di morte.

Bion W.R. (1965) Trasformazioni. Il passaggio dall’apprendimento alla crescita. Roma: Armando, 1973.
Tre sono le forme possibili di legame con l’oggetto: L. (Love), H. (Hate) e K (Knowledge).
Quest’ultima è un bisogno di conoscenza e verità, e se diventa -K la disfunzione fa sorgere l’odio libero, da cui partono attacchi distruttivi ed autodistruttivi.

Bowlby J. (1969) Collera, angoscia e attaccamento. In: Attaccamento e perdita. Vol. II. Cap. 17. Torino: Boringhieri, 1978.
L’angoscia è provocata dalla separazione dalle cure materne e si spiega con la teoria dell’attaccamento, anche nella sua versione di risposta collerica.

Bergeret J. (1984) La violence fondamentale. Paris: Dunod.
La violenza fondamentale è innata e non è nè buona nè cattiva. Non è da trattare nè da prevenire.
Essa costituisce l’istinto di sopravvivenza e fornisce energia alla libido, ma a questa può anche sottrarre componenti quando si trasforma in odio e aggressività.

Biancoli R. (2000) On Impediments to the Process of Individuation. International Forum of Psychoanalysis, 9:227-238.
La paura, l’odio e la distruttività tengono la persona fissata al suo ambiente d’origine e le impediscono il cammino dell’individuazione.
Odio e dipendenza sono interrelati.

de Zulueta F. (1993) Dal dolore alla violenza: le origini traumatiche dell’aggressività. Milano: Cortina, 1999.
L’aggressività viene vista come reazione alla rottura traumatica di relazioni di attaccamento, dunque non come istinto ma come fenomeno interpersonale.

Fanon F. (1952) Il negro e l’altro. Milano: Il Saggiatore, 1965.
L’aggressività di cui parla Fanon è quella del bianco che riduce il negro ad oggetto.
Questo bel libro rintraccia la via del recupero della soggettività del negro, una via che presenta valore universale e vale dunque anche per il bianco.

Fenichel O. (1945) Critica dell’istinto di morte. In: Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi. Roma: Astrolabio, 1945, pp. 72-74.
L’aggressività non è primaria ma reattiva. L’istinto di morte non esiste.

Fonagy P., Moran G.S., Target M. (1993) L’aggressività e il Sé  . In: Attaccamento e funzione riflessiva. Milano: Cortina, 2001.
La funzione riflessiva, o metacognizione, protegge dall’insorgere di sentimenti aggressivi e si forma dalla capacità della madre di riconoscere gli stati mentali del bambino.
Quando tale funzione è insufficiente, l’incapacità della persona di rappresentarsi la propria e l’altrui mente si esprime anche attraverso attacchi aggressivi.

Fornari F. (1964) Psicoanalisi della guerra atomica. Milano: Comunità.
L’era atomica pone una situazione specifica riguardo al fenomeno guerra, cioè all’espressione di angoscie psicotiche attraverso il meccanismo inconscio di proiettare all’esterno ed aggredire componenti interne persecutorie.

Fornari F. (1966) Psicoanalisi della guerra. Milano: Feltrinelli.
La teoria sulla guerra è presentata in un contesto storico e antropologico.
Essa verte sull’inconscio e sui meccanismi di scissione dei contenuti interni in buoni e cattivi e di proiezione di questi ultimi sul nemico esterno.
L’elaborazione paranoica del lutto è un processo psicotico che presenta alla coscienza degli individui come esigenza etica la distruttività della guerra.

Freud S. (1905) Tre saggi sulla teoria sessuale. Opere, Vol. 4. Torino: Bollati Boringhieri, 1989.
L’aggressività è considerata parte dell’istinto sessuale.

Freud S. (1915) Pulsioni e loro destini. Opere cit., Vol. 8.
Freud contempla sia l’ipotesi dell’aggressività come componente dell’istinto sessuale, sia l’ipotesi dell’aggressività come pulsione indipendente.
L’odio è più antico dell’amore.

Freud S. (1915) Considerazioni attuali sulla guerra e la morte. Opere cit., Vol. 8.
Si tratta di due saggi, che esprimono la reazione di Freud allo scoppio della prima guerra mondiale.
La guerra rende il comportamento dei popoli moderni simile a quello dei primitivi.
La violenza vietata al singolo è legittima quando viene compiuta dalla collettività.

Freud S. (1920) Al di là del principio di piacere. Opere cit., Vol. 9.
La coazione a ripetere assume caratteristiche istintuali. Vengono contrapposti istinto di vita e istinto di morte.

Freud S. (1923) L’Io e l’Es. Opere cit., Vol. 9.
Elaborazione della contrapposizione delle due classi di istinti e del loro variabile impastarsi.

Freud S. (1924) Il problema economico del masochismo. Opere cit., Vol. 10.
La relazione tra i due istinti di vita e di morte viene ancor più precisata nel gioco delle loro reciproche funzioni.

Freud S. (1930) Il disagio della civiltà. Opere cit., Vol. 10.
In un più vasto disegno complessivo, Freud ricapitola le sue teorie sull’aggressività umana.

Freud S. (1932) Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni), Lez. 32. Opere cit., Vol. 11.
Le pulsioni possono essere libidiche e aggressive. I moti pulsionali risultano da un impasto tra queste due gruppi di pulsioni.

Freud S. (1933) Perchè la guerra?. Opere cit., Vol. 11.
Nell’estate del 1932 Einstein e Freud si scambiarono due lettere.
Nella sua risposta ad Einstein, Freud sostiene la tesi della contraddizione tra processo di incivilimento e pulsione distruttiva. Si combatte la guerra favorendo i fattori di civiltà che spostano le mete pulsionali.

Freud A. (1936) L’Io e i meccanismi di difesa. Firenze: Martinelli, 1967.
È descritto, tra gli altri, il meccanismo di difesa "identificazione con l’aggressore", in base al quale ci si identifica con chi potrebbe aggredirci.

Fromm E. (1973) Anatomia della distruttività umana. Milano: Mondadori, 1975.
Fromm distingue l’aggressività benigna da quella maligna. La prima è difensiva e adattativa, ha base biologica ed è presente anche negli animali.
La seconda non ha basi biologiche dimostrate ed è esclusivamente umana.
Essa può dar luogo al sadismo, che è il piacere di far soffrire un altro essere vivente, compatibile con la vita, e alla distruttività, che mira a sopprimere ciò che è vivo e i prodotti della sua creatività.

Gaddini E. (1972) Aggressività e principio del piacere: verso una teoria psicoanalitica dell’aggressività. Rivista di Psicoanalisi, 18:266-281.
Prima viene l’aggressività, poi la libido.
Le zone erogene in tanto sono libidiche in quanto intensamente cariche di aggressività.
Se l’energia pulsionale cerca l’oggetto, è primariamente l’aggressività a cercarlo, più che la libido.

Guntrip H. (1968) Teoria psicoanalitica della relazione d’oggetto. Milano: Etas Libri, 1975.
"L’odio…è amore inacidito".
La rabbia viene dal rifiuto da parte dell’oggetto da cui si vorrebbe essere amati.
"L’odio è sempre una relazione oggettuale".

Hartmann H. (1939) Psicologia dell’Io e problema dell’adattamento. Torino: Boringhieri, 1966.
Coerentemente con l’ipotesi di un’area dell’Io libera da conflitti, viene postulato un processo di neutralizzazione delle pulsioni, sia libidiche che aggressive.
Il fine è quello di adattare l’Io all’ambiente esterno.

Hartmann H., Kris E., Loewenstein R.M. (1964) Note sulla teoria dell’aggressività. In: Scritti di psicologia psicoanalitica. Torino: Boringhieri, 1978.
Viene svolto il tema della "depulsionalizzazione dell’energia aggressiva".
Questa energia neutralizzata non viene rivolta contro l’Io, anzi, l’Io anzichè restarne distrutto, ottiene da essa la "forza motrice" per funzionare e agire.

Jacobson E. (1964) Il Sé   e il mondo oggettuale. Firenze: Martinelli, 1974.
Come la libido, anche l’aggressività è necessaria allo sviluppo. Poiché  l’aggressività favorisce il distacco, essa contribuisce al processo di individuazione.
Klein M. (1921-58) Scritti 1921-1958. Torino: Boringhieri, 1978.
Per la Klein l’aggressività è una pulsione innata e primaria, espressione dell’istinto di morte.
Il bambino nutre fantasie arcaiche di sadismo orale, uretrale, anale. La sua distruttività è precocissima.

Klein M (1957) Invidia e gratitudine. Firenze: Martinelli, 1969.
Nella relazione a due, l’oggetto è invidiato per qualcosa che ha.
L’invidia è la prima manifestazione dell’istinto di morte, poiché  il bambino attacca il seno, la sorgente di vita e di tutto ciò che è buono, e vi proietta le parti cattive di Sé  .
Kohut H. (1972) Pensieri sul narcisismo e sulla rabbia narcisistica. In: La ricerca del Sé  . Torino: Boringhieri, 1982, pp. 124-162.
La carenza cronica di empatia da parte della madre e del padre provoca ferite narcisistiche nel bambino, che risponde sviluppando rabbia narcisistica.

Kohut H. (1977) La guarigione del Sé  . Torino: Borighieri, 1980.
Come per sopravvivere fisicamente il neonato ha bisogno dell’ossigeno, così per sopravvivere psicologicamente ha bisogno di un ambiente umano empatico.
L’aggressività primaria fa parte di una configurazione auto affermativa non distruttiva. La rabbia distruttiva è secondaria a una ferita al Sé  .

Kernberg O.F. (1992) Aggressività, disturbi della personalità e perversioni. Milano: Cortina, 1993.
Aggressività e odio sono legati alla struttura narcisistica di personalità.
L’odio sta alla base di gravi disturbi di personalità, di perversioni e di psicosi funzionali.

Lacan J. (1948) L’aggressività in psicoanalisi. In: Scritti, Vol. I. Torino: Einaudi, 1974, pp. 95-118.
L’aggressività è una pulsione che entra nella costruzione del soggetto, a partire dallo stadio dello specchio.
Viene rivolta al rivale, prima immaginario poi terzo simbolico, l’Altro in funzione del Nome-del Padre.
Lichtenberg J.D. (1989) Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Milano: Cortina, 1995.
L’aggressività è inquadrata in un sistema motivazionale, nel quale è previsto un bisogno di reagire attaccando o ritirandosi, in funzione adattativa.

Lussana P. (1972) Aggressività e istinto di morte da Freud a M. Klein: teoria e note cliniche. Rivista di Psicoanalisi, 18:155-178.
È presa in esame la tormentata ipotesi dell’istinto di morte nell’opera di Freud, che viene poi assunta e sviluppata da Melanie Klein.
Gli argomenti sono supportati da casi clinici.

Migone P., Rabaiotti C. (2003) Il concetto psicoanalitico di pulsione aggressiva: le posizioni di Freud e alcune proposte di revisione teorica. Rivista Sperimentale di Feniatria, CXXVII, 2 e 3.
È una rassegna storica, a carattere prevalentemente informativo, delle teorie psicoanalitiche del concetto di aggressività, da Freud ai giorni nostri.

Mitchell S.A. (1993) Speranza e timore in psicoanalisi. Torino: Bollati Boringhieri, 1995.
L’aggressività può essere intesa come assertività e in tal senso è un fenomeno vitale.
L’aggressività distruttiva invece è patologica in quanto diventa elemento organizzatore di un Sé   debole che si sperimenta minacciato e minaccioso.

Reich W. (1933) Analisi del carattere. Milano: SugarCo, 1975.
L’aggressività non è primaria ma viene dalla libido frustrata. La repressione della sessualità ha base sociale.

Rosenfeld H. (1971) L’accostamento clinico alla teoria psicoanalitica degli istinti di vita e di morte: una ricerca sugli aspetti aggressivi del narcisismo. Rivista di Psicoanalisi, 18:46-67).
Aspetti clinici e aspetti teorici convergono nell’indagine su come la defusione degli istinti di vita e di morte colluda con le componenti narcisistiche.
In particolare viene mostrato come il narcisismo possa governare le pulsioni aggressive e distruttive, dando luogo a gravi patologie.

Schmideberg M. (1946) La lamentosità. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
L’autrice era la figlia di Melanie Klein.
La lamentosità fa parte di un insieme che include il rancore e il desiderio di una compensazione o una vendetta. Insorge su basi pregenitali.

Searles H.F. (1956) Scritti sulla schizofrenia. Torino: Boringhieri, 1974.
Searles non vede l’aggressività come innata ma come reattiva, derivante da esperienze di rifiuto che nel bambino provocano forte angoscia che trova espressione in sentimenti ostili e avversativi.

Slap J.W. (1966) Il sarcasmo. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
Il sarcasmo esprime una aggressività orale da parte di persone che presentano tendenza alla depressione.
Esso mira a colpire l’autostima della persona che ne è oggetto o il suo prestigio sociale.

Stone L. (1971) Reflections of the psychoanalytic concept of aggression. Psychoanalytic Quarterly, 40: 195-244.
Il tema è affrontato più in termini empirici che in termini teoretici.
I fenomeni aggressivi vengono studiati più nelle loro funzioni, rappresentazioni, modalità e nei loro effetti più che nella loro origine da un ipotizzato istinto di morte.

Weiss E. (1935) Istinto di morte e masochismo. Rivista di Psicoanalisi, 1972, 18: 69-93.
Testo di grande chiarezza teorica, che però va storicizzato, cioè letto tenendo conto che nel 1935 non erano ancora avvenute le grandi discussioni sull’istinto di morte che portarono gli analisti a dividersi su tale concetto, accettandolo o respingendolo.

Dott.ssa Lavinia La Torre
Psicologa – Bologna