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I Disturbi del Sonno

I disturbi del sonno sono diffusi tra persone di tutte le età che accusano spesso di non dormire a sufficienza, di non riposare bene o di non riuscire ad addormentarsi. Gli effetti di una carenza di sonno si mostrano evidenti da un corpo che lo comunica attraverso segnali fisici come le borse sotto gli occhi, la pelle poco luminosa, le palpebre appesantite e afflosciate o da manifestazioni di ansia, irritabilità, nervosismo e stanchezza. Talvolta la difficoltà a dormire è causata da motivi abbastanza semplici, come rumori, brutti sogni, ecc. Quando il disturbo del sonno non è originato da fattori psichici o da modificazioni del normale bioritmo, possono risultare utili alcuni semplici provvedimenti che aiutano il nostro corpo, come un bagno caldo rilassante oppure un massaggio; soluzioni che favoriscono il riposo e che possono evitare un’inutile assunzione di farmaci. Spesso, però, alla base ci sono motivazioni di più complessa risoluzione che richiedono l’intervento del medico o dello specialista.

I più comuni e frequenti disturbi del sonno sono le parainsonnie e le dissonnie.

Parainsonnie

Il termine parainsonnie comprende un insieme di disturbi e di manifestazioni fisiche che si evidenziano durante il sonno e rendono il riposo notturno difficile e non ristoratore. Avvengono maggiormente nell’infanzia e nell’adolescenza. Sono sei, ovvero il disturbo da incubi, il terrore nel sonno (Pavor Nocturnus), il sonnambulismo, la sindrome da gambe senza riposo, il bruxismo e l’enuresi notturna.

Il disturbo da incubi: avviene nella seconda metà della notte, quando il sonno è più profondo, e provoca sogni terrificanti, caratterizzati da immagini vivide e molto emotive, che portano la persona a svegliarsi. Il sogno è ricordato nei dettagli, ed il soggetto per questo può presentare ansia, paura e difficoltà a tornare a dormire, tachicardia, sudorazione e tachipnea (accelerazione del ritmo del respiro). A volte gli incubi possono essere ripetuti più volte in una sola notte, spesso con temi ricorrenti. Gli incubi cominciano spesso all’età di 3-4 anni. A differenza del pavor nocturnus, dopo l’incubo si ha un completo risveglio e memoria del sogno.

Il terrore nel sonno (Pavor Nocturnus): compare nel primo terzo della notte e si manifesta con un brusco risveglio spesso accompagnato da urla, pianto, tachicardia, tachipnea (accelerazione del ritmo del respiro), sudorazione e pupille dilatate. Il Pavor Nocturnus è caratterizzato da un’intensità emotiva maggiore rispetto all’incubo. A differenza dell’incubo notturno, il terrore nel sonno si manifesta più come una crisi d’angoscia. Il soggetto può ricordare solo frammenti di sogno, ma non i contenuti.

Sonnambulismo: camminare durante il sonno. Il fenomeno è particolarmente evidente nell’età infantile, ma anche gli adulti, specialmente in periodi di stress o di ansia, possono soffrire di questo fenomeno. La deambulazione notturna si verifica particolarmente durante il sonno profondo del primo stadio della notte (Fase NREM). Spesso il sonnambulismo è dovuto ad un’ansia profonda e caratteriale che richiede l’intervento specialistico. Il fenomeno, che sembra presenti una certa tendenza familiare, colpisce con maggiore frequenza il sesso maschile e in genere si manifesta prima dei dieci anni di età. Caratteristica del sonnambulo è la capacità di svolgere attività abituali, come vestirsi o camminare, ma senza essere cosciente di quello che si sta facendo. Tutto ciò è dovuto alla confusione presente nei meccanismi del sonno e della veglia. L’episodio di sonnambulismo ha una durata variabile da alcuni minuti fino ad un’ora, ma è raro che il soggetto al risveglio ricordi ciò che è accaduto.

La sindrome da gambe senza riposo: è caratterizzata da una sensazione di fastidio alle gambe, che la persona avverte nel momento in cui va a dormire, o comunque quando è a riposo. Il formicolio, i crampi, l’irrequietezza, ed un bisogno irresistibile di muovere le gambe, spesso porta la persona ad alzarsi dal letto e camminare, fino a che non sente che il disturbo diminuisce. La sindrome da gambe senza riposo provoca difficoltà ad addormentarsi, e i frequenti movimenti delle gambe durante il sonno possono provocare bruschi risvegli. È possibile, quindi, che di giorno la persona si senta stanca e deconcentrata.

Il bruxismo (o digrignamento dei denti): è un disturbo che consiste nel digrignare tra di loro i denti. Nella maggior parte dei casi avviene di notte, mentre la persona dorme (bruxismo notturno), e questo non permette alla persona di rendersi conto di quanto succede. Questo movimento incontrollato fa si che la bocca sia sottoposta ad un continuo lavoro notturno con carichi masticatori notevoli, tanto che al risveglio spesso compaiono indolenzimenti, dolori ai muscoli interessati dal serramento, dolori all’articolazione temporo-mandibolare e a volte cefalea. Tra le possibili cause del bruxismo, quella principale è legata allo stress. Non esiste una cura farmacologica per evitare il bruxismo, che è causato da ansia e stress, ma i danni ai denti e i disturbi conseguenti possono essere evitati utilizzando un apparechietto protettivo in materiale resinoso o gommoso.

L’enuresi notturna: è un disturbo che provoca la difficoltà o l’incapacità di controllare la fuoriuscita di urine durante il sonno. Si tratta di un fenomeno abbastanza comune e normale se si presenta entro i 6 anni circa. Se avviene più tardi vanno ricercate le cause, che possono essere organiche, (infezione delle vie urinarie, difetti nella funzione neurologica della vescica etc.); legate ad un disturbo percettivo (ovvero il bambino non riesce ad avvertire lo stimolo di notte); o più frequentemente cause psicologiche (bisogno di attenzione, particolari cambiamenti avvenuti in casa, ansia etc.). L’enuresi può essere ereditaria, soprattutto se il bambino non ha mai avuto il controllo della vescica, sin da piccolino.

Dissonnie

Le Dissonnie interferiscono con l’inizio o con la continuazione del sonno e ne provocano quindi un’alterazione della quantità, della qualità o del ritmo. Sono cinque, ovvero l’insonnia, l’ipersonnia, la narcolessia, il disturbo del sonno correlato alla respirazione e il disturbo del ritmo circadiano del sonno.

Insonnia: il termine insonnia indica la difficoltà ad addormentarsi, la sensazione comune a molti di non essere capaci di dormire o l’impossibilità di rimanere addormentati per tempi sufficientemente lunghi per potersi riposare. Si può parlare di insonnia solo nei casi in cui la scarsità di sonno causa reali problemi fisici o mentali alla persona, ma non quando un soggetto dorme poco e si sente comunque riposato e soddisfatto del sonno. Alcune persone infatti hanno un minimo bisogno di dormire: poche ore bastano a renderle riposate, e questo perché non tutti hanno le stesse esigenze fisiche. L’insonnia è un disturbo, un sintomo che dimostra la presenza di un’alterazione o di un altro problema nell’organismo. Le cause che determinano l’insorgenza del disturbo sono molteplici e diversi sono i tipi di insonnia.

L’insonnia transitoria: è quella che insorge di conseguenza ad un evento eccitante, a un’emozione intensa o a una notizia buona o cattiva. In questi casi l’ansia che deriva dal fattore esterno crea un’eccitazione tale a livello del sistema nervoso che il cervello rimane come desto e in uno stato di veglia permanente. Ciò può accadere, per esempio, prima di un esame o di un evento importante. Anche alcuni disturbi fisici possono provocarla, come un forte raffreddore, o eventi esterni particolari, come il diverso fuso orario dopo un lungo viaggio e rumori troppo forti. In questi casi la soluzione è quella di rimuovere il problema che è all’origine dell’insonnia, o attendere il ristabilirsi della condizione ottimale in cui si dormiva senza difficoltà.

L’insonnia a breve termine: indica quella forma di insonnia che dura per un periodo di tempo limitato, generalmente non più di due o tre settimane consecutive. Le cause sono spesso di origine emotiva e di conseguenza ad eventi importanti, difficili, tragici della vita. L’insonnia che si manifesta dopo un lutto o come reazione ad una malattia di una persona cara ne sono un esempio. Lo stress che queste situazioni determinano influisce sulla mente e sul corpo a tal punto che diventa difficile riuscire a dormire bene, oppure non è possibile addormentarsi, se non dopo essersi girati per ore nel letto, poiché si è incapaci di non pensare al grave problema presentatosi durante la giornata. Con il passare del tempo questo tipo di insonnia tende a diminuire e a risolversi, ma in alcuni casi particolarmente gravi può persistere a lungo. Con il passare del tempo questo tipo di insonnia tende a diminuire e a risolversi, ma in alcuni casi particolarmente gravi può essere d’aiuto rivolgersi a qualcuno. Manifestare la propria difficoltà in un colloquio con uno specialista che ci stimola ad affrontare e ad accettare il problema, può servire trovare una soluzione adeguata al problema. L’intervento terapeutico sarà mirato a ristabilire prima la condizione emotiva e di stress e poi quella fisica e di riposo.

L’insonnia cronica: è abituale e persistente nel tempo. I fattori che la determinano sono vari: problemi psicologici, fisiologici, ambientali o eventi drammatici. Vari i motivi che possono scatenare l’insorgenza dell’insonnia, che può risolversi in tempi relativamente brevi e sopportabili, ma può anche assumere il carattere cronico e diventare un disturbo importante per le conseguenze che ne derivano. Le persone che soffrono di questo disturbo lamentano la difficoltà iniziale di addormentarsi e di prendere sonno; frequenti sono anche i risvegli notturni dal sonno, che lasciano nei soggetti la sensazione di non essersi mai addormentati. Naturalmente l’idea di non riuscire a dormire causa ansia e agitazione che non giovano e non aiutano a diminuire le difficoltà. Uno dei motivi che più di frequente determina l’insonnia, in tutte le sue forme, è sicuramente la condizione psicologica e mentale della persona. La rabbia, l’ira, l’ansia, lo stress, l’incapacità a gestire la situazione sono cause comuni a tante persone che soffrono d’insonnia. Il rilassamento mentale, e di conseguenza quello fisico, può rappresentare la soluzione del problema: ottenere questo risultato non è facile, perciò il consiglio è quello di rivolgersi ad un specialista che possa aiutare a limitare ed eliminare il fattore psicologico che è alla base dell’insonnia. L’insonnia può manifestarsi anche con la tendenza a svegliarsi troppo presto la mattina; questa forma è piuttosto frequente nelle persone anziane. Invecchiando il sonno diventa più leggero e la prima luce del giorno o i primi rumori sono sufficienti a svegliare la persona. Bisogna comunque tener presente che con il passare degli anni il bisogno fisico di sonno cambia e le ore necessarie al riposo diminuiscono. Lo svegliarsi presto può essere considerato come un evento naturale se la persona si sente comunque bene, riposata, attiva e partecipe. Quando il risveglio precoce è accompagnato dalla sensazione di malessere e di stanchezza si può, invece, parlare di una forma d’insonnia che può essere all’origine di una forma di depressione. Gli effetti comuni dell’insonnia, in qualsiasi forma si manifesti, sono simili: stanchezza, apatia, nervosismo, instabilità emotiva, mancanza di concentrazione, diminuzione del rendimento e una sensazione di malessere fisico generale.

Ipersonnia: si tratta di un disturbo del sonno che ha come caratteristica il bisogno di dormire un numero di ore superiore alla media. La persona ipersonne, non ha alcuna difficoltà ad addormentarsi la sera, ma mostra difficoltà a svegliarsi la mattina, sente il bisogno di stare a letto, di dormire, anche durante il giorno con "sonnellini" che durano un’ora circa ma che in realtà non hanno effetti riposanti.

Narcolessia: la narcolessia è un disturbo del sonno caratterizzato da un’eccessiva sonnolenza durante il giorno che viene avvertita nonostante la persona abbia dormito sufficientemente la notte. A differenza dell’ipersonnia in cui l’aumento del sonno è graduale e non riposa, nella narcolessia si presenta come veri attacchi improvvisi, al termine dei quali ci si sente riposati (fino al ritorno di un nuovo attacco di sonno). Questi episodi possono durare qualche minuto, mezzora, a volte anche un’ora, e possono verificarsi anche in momenti non aspettati. Due caratteristiche del disturbo narcolettico sono:

• La cataplessia: la persona, in seguito ad un’emozione forte può perdere il tono muscolare, accasciarsi a terra senza riuscire a muoversi, mantenendo la coscienza di ciò che sta avvenendo.

• Le allucinazioni ipnagogiche: specie di allucinazioni o sogni angoscianti che la persona vive mentre si sta addormentando (ipnagogiche) o mentre si sta svegliando (ipnopompiche), rendendosi perfettamente conto di ciò che avviene, senza tuttavia riuscire a svegliarsi.

Disturbo del sonno correlato alla respirazione: è caratterizzato da un sonno interrotto, implicante eccessiva sonnolenza o insonnia, che si ritiene dovuto ad una patologia della respirazione correlata al sonno (per es. sindrome da apnea del sonno ostruttiva o centrale, oppure sindrome da ipoventilazione alveolare centrale). Il disturbo non è attribuibile ad un altro disturbo mentale e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. una sostanza di abuso o un farmaco) o di un’altra condizione medica generale (diversa da un disturbo correlato alla respirazione). I disturbi del sonno correlati alla respirazione sono così identificabili:

• Russamento: all’origine del russamento c’è un’ostruzione delle alte vie respiratorie. Quando si dorme, i muscoli della parte superiore e interna della gola si rilassano. Questo rilassamento muscolare determina un rilasciamento dei tessuti del palato molle nella parte posteriore della gola che, di conseguenza, vibrano a ogni respiro e al passaggio dell’aria determinando così il russamento. Alcune condizioni, come l’invecchiamento, che comporta un rilassamento fisiologico dei muscoli, o l’obesità, che influisce negativamente sul normale funzionamento muscolare, possono causare il russamento. Un semplice raffreddore, un’allergia, i polipi nasali, l’ingrossamento delle tonsille o delle adenoidi, ostruendo le vie nasali, possono determinare un russamento in forma transitoria che si risolve curando la patologia. L’etilismo, il fumo, il consumo di sonniferi e l’abitudine a dormire in posizione supina sono condizioni che facilitano l’insorgenza di questo disturbo. Alcune persone che russano non se ne accorgono e russare non impedisce loro di dormire, ma altre si svegliano, dormono in modo frammentario e interrotto e questo causa stanchezza, nervosismo e continua sonnolenza.

• L’apnea notturna è un problema caratterizzato da un russare in modo molto rumoroso con attacchi di soffocamento. Succede talvolta che si blocchino, per un tempo limitato, le vie aeree, perché il palato molle viene risucchiato durante l’inspirazione e questo evento interrompe la normale respirazione creando nel soggetto addormentato la sensazione di soffocare. La persona si sveglia di soprassalto, ansimando e boccheggiando per la mancanza di aria. L’apnea ostruttiva del sonno è un fenomeno che dura pochi secondi, ma può ripetersi anche 1000 volte per notte causando un grande disagio al dormiente, che non riposa a sufficienza. Nei casi più gravi di apnea notturna il sonno del soggetto è così compromesso, il riposo così scarso che la persona che ne soffre non riesce a vivere le mansioni diurne ed è impedita nel lavoro. Guidare in queste condizioni di stanchezza e di stress, per esempio, può essere molto pericoloso e a volte anche fatale. L’umore della persona che soffre di questo disturbo è instabile, inoltre il soggetto, sempre affaticato, spesso dimostra uno scarso interesse sessuale. Problematica è l’apnea notturna per i soggetti che soffrono di asma o di altre patologie dell’apparato respiratorio. Non esistono farmaci capaci di curare questi disturbi, ma alcune regole di vita possono certamente limitare e migliorare il problema. Praticare attività fisica, non bere alcol, non fumare, mantenere un giusto peso, evitare l’uso di sedativi e di sonniferi sono regole che aiutano ad affrontare il problema. Riuscire a dormire sul fianco e ad evitare la posizione supina, che facilita lo scivolamento della lingua verso la gola e il blocco del flusso dell’aria, certamente riduce il russamento. Esistono alcuni rimedi esterni che aiutano a limitare questo disturbo come i cerotti e le pinze nasali che migliorando l’ossigenazione, hanno una certa efficacia.  Oggi è possibile sottoporsi ad un intervento chirurgico mirato per smettere di russare che consiste nel cauterizzare il palato molle, che, diventando più rigido, non si rilassa durante il sonno. Certamente questa è una soluzione drastica, ma utile nei casi gravi di apnea notturna.

Disturbo del ritmo circadiano del sonno: si tratta di un disturbo persistente o ricorrente caratterizzato dall’interruzione del sonno che porta ad una eccessiva sonnolenza o insonnia dovuta ad uno squilibrio o un’alterazione del ciclo sonno-veglia richiesto ed imposto dall’ambiente in cui vive la persona. L’alterazione del sonno causa un disagio clinicamente significativo o la menomazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti. L’alterazione non si verifica esclusivamente durante il decorso di un altro disturbo del sonno o di un altro disturbo mentale. L’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (cioè, una sostanza di abuso, un farmaco) o ad una condizione medica generale, ma può essere provocato, per esempio, da turni di lavoro che obbligano la persona a seguire ritmi di sonno-veglia irregolari.