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News di Psicologia

Assistenza ai malati oncologici: i dati del Censis


La mortalità per tumore rappresenta in Italia il 30% circa del totale dei decessi annui, ma migliora costantemente la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, pari secondo gli ultimi dati disponibili al 47% (in linea con la media europea). Ma l’assistenza ai malati oncologici è ancora largamente carente. Lo dimostra la ricerca del Censis "Le difformità nelle terapie oncologiche in Italia" condotta dal Censis in collaborazione con Favo, e con la partecipazione  di Aiom, Airo e Inps, volta a delineare i tratti principali della risposta sanitaria ai bisogni assistenziali dei malati di tumore. Un’indagine originale con un ampio panel di associazioni del volontariato oncologico centrata sull’assistenza domiciliare, il sostegno psicologico e l’informazione; una seconda indagine originale con un panel di strutture sanitarie centrata sulla disponibilità di informazioni per i pazienti oncologici.

I dati mostrano che si tratta di una patologia ormai cronica e di massa, tanto che nel periodo 1998-2008 circa il 57% delle inabilità pensionabili accolte dall’Inps nei confronti dei lavoratori assicurati presso l’Istituto è ascrivibile a patologie tumorali: nello stesso periodo le invalidità pensionabili ascrivibili alle patologie tumorali sono state più di 89 mila, e dal 2005 sono al primo posto tra le cause di riconoscimento, avendo per la prima volta superato numericamente e percentualmente quelle ascrivibili alle malattie del sistema circolatorio. 

La ricerca ha mostrato, se pur minime, difformità nell’accesso alle opportunità di cura e trattamento per i pazienti delle varie regioni, per quanto riguarda i farmaci:

  • difformità nelle modalità e nei tempi di accesso: nelle 14 regioni con Prontuari Terapeutici Regionali, si possono determinare ritardi di accesso a causa dei tempi  impiegati dalle Commissioni preposte per autorizzare, dopo che un farmaco è stato varato dall’Aifa, l’inserimento del farmaco stesso nel Prontuario Terapeutico Regionale, mentre le  regioni che effettuano una automatica ammissione alla rimborsabilità dei farmaci autorizzati dall’Aifa (come Piemonte e Lombardia) riescono probabilmente ad avere un accesso più rapido;
  • difformità per l’accesso ai nuovi farmaci antiblastici: dall’analisi relativa al loro inserimento o meno nei PTR (laddove questi ultimi esistono) sono emerse alcune difformità, come ad esempio, che in Emilia Romagna non è inserito nel PTR uno dei farmaci, oppure che in alcune regioni è necessario redigere per determinati farmaci una richiesta motivata personalizzata (dati Aiom).

Altre difformità riguardano le differenze regionali nelle prestazioni specialistiche extraospedaliere di oncologia con variazioni nelle prestazioni rese per 1000 abitanti che oscillano tra 13,23 prestazioni in Campania (13,90 in Abruzzo) e 172,88 nella Provincia Autonoma di Bolzano (127,67 in quella di Trento), nelle prestazioni di radioterapia per regione (da 419,10 per 1000 abitanti in Molise a un minimo di Basilicata e Valle d’Aosta dove il dato è inferiore all’1 per mille), nell’assistenza domiciliare integrata (casi trattati per 1000 abitanti, si va da 0,53 casi in Valle d’Aosta a 21,63 casi in Friuli-Venezia Giulia) e nelle ore totali di assistenza domiciliare per caso trattato (da 12 ore in Molise a 183 ore in Valle d’Aosta).

Per quanto concerne la radioterapia, dall’ultimo Censimento Airo 2008, la difformità tra il Nord ed il Centro-Sud appare evidente se si considera che su 125.007 pazienti che nell’anno 2007 hanno avuto accesso ai 150 centri distribuiti sul territorio nazionale, il 58% ha ricevuto il trattamento presso i centri del Nord Italia e il 42% presso i centri del Centro-Sud. Varie possono essere le motivazioni alla base di questo dato: migrazione dei pazienti, mancata indicazione al trattamento radioterapico ma anche diversa organizzazione in merito alla distribuzione delle risorse umane (personale Tecnico, Medico, Fisico- Sanitario, Infermieristico ed Amministrativo) ed economiche.

Difformità emergono anche per quanto riguarda le prestazioni specialistiche extraospedaliere di Medicina Fisica e Riabilitativa. Non solo il dato del Sistema Informativo Sanitario non distingue all’interno della rilevazione la parte di prestazioni riguardanti le patologie oncologiche, ma anche con riferimento al complesso delle prestazioni per tutte le patologie che necessitano di assistenza specialistica fisiatrica, i dati del 2007 mettono in risalto difformità notevoli tra le 178,51 prestazioni fisiatriche erogate in Toscana per 1000 abitanti e le 3744,86 erogate in Basilicata.

Ma è con riferimento all’Assistenza domiciliare integrata (ADI) che i dati ufficiali mettono in luce aspetti che preoccupano notevolmente i malati oncologici. Le prestazioni dell’ADI sono riservate prevalentemente alle persone anziane e i malati oncologici vi figurano soprattutto tra i pazienti terminali (8,08% delle persone assistite in ADI). In termini quantitativi, poi, l’assistenza resa dal Sistema sanitario è di modesta entità con una media nazionale di 8,03 casi trattati ogni 1000 abitanti e una media di 22 ore d’assistenza resa per caso trattato (di cui 15 ad opera di infermieri, 4 di terapisti della riabilitazione e 3 di altre figure, in prevalenza di assistenza sociale). Anche nel caso dell’ADI, le difformità tra regioni sono marcate, variando da 1,18 casi di Assistenza domiciliare per 1000 abitanti in Valle d’Aosta (1,40 nella Provincia autonoma di Bolzano e 2,55 in Sicilia) a 34,11 casi in Puglia (20,50 in Friuli-Venezia Giulia).

Importante il giudizio delle associazioni del volontariato oncologico sull’offerta che è molto diversificato: a livello nazionale il 51,3% delle associazioni esprime un giudizio molto o abbastanza positivo sull’operato della sanità in ambito oncologico, ma al Nord è il 64,2% delle associazioni a dare un giudizio positivo, solo il 46,5% al Centro e meno del 29% al Sud. Le associazioni esprimono giudizi particolarmente positivi per la terapia farmacologica (quasi il 93% definisce molto o abbastanza positiva questa prestazione), per la terapia chirurgica e radioterapica (72,6%) e per la diagnostica (71,6%); molto meno positivi i giudizi relativi alla prevenzione (è poco più del 48% a dare un giudizio molto o abbastanza positivo) e alla riabilitazione (42%); ancora più bassi quelli per l’assistenza domiciliare, valutata positivamente dal 34%, e per l’informazione, con il 33,7% di giudizi positivi.

Risultano particolarmente carenti, specie nel Sud e nelle Isole, i servizi di supporto psicologico, visto che secondo le associazioni beneficia del sostegno psicologico offerto dalle Asl poco più del 26% dei pazienti, con una punta di oltre il 38% al Nord, mentre al Sud la quota scende al 12% (difformità confermata da dati Aiom secondo i quali i servizi di sostegno psicologico attivati nei centri di oncologia medica oscillano tra 0,83 per 100 mila abitanti in Umbria e 0,15 in Puglia). Per oltre il 91% delle associazioni esistono barriere all’accesso, il 63,5% denuncia la carenza e la scarsa chiarezza delle informazioni sui soggetti ai quali rivolgersi, per il 57,6% esiste carenza di psicologi nel Servizio sanitario locale.

Sul tema essenziale dell’informazione per i pazienti e le loro famiglie, dai dati emerge che, se in ambito clinico la principale fonte informativa per i pazienti e i familiari sono i medici oncologi, indicati da quasi l’87% delle associazioni, in ambito socio-assistenziale sono le associazioni a rappresentare la fonte più importante di informazioni. Una delle misure più utili per affrontare organicamente il problema delle disparità sul piano nazionale è la sollecita approvazione del Piano Oncologico Nazionale, prevista da norme di legge ad oggi inapplicate.

Fonte: Ufficio stampa CENSIS 2009.

aprile 29, 2009

Dipendenza gioco d’azzardo


Ambulatori specifici per i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo patologico con protocolli diagnostici siano assicurati dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, oltre alla possibilità per i centri di eccellenza di attingere a specifici fondi per la ricerca scientifica in questo settore, in modo da studiare il problema e fornire terapie sempre più adeguate al malato. 

Li annuncia Emanuela Baio Dossi, Segretario della Presidenza del Senato e prima firmataria del ddl "Misure a sostegno di interventi contro le dipendenze comportamentali e il gioco d’azzardo" in un’intervista a Yahoo! Salute.

Il fenomeno del gioco d’azzardo è in continua espansione e trasformazione, di conseguenza anche la dipendenza. Pur non avendo un dato certo, si stima che oggi circa l’80% della popolazione adulta giochi, tuttavia, una minoranza di persone, circa il 4%, stabilisce con il gioco d’azzardo una vera e propria relazione di dipendenza. I sintomi sono piuttosto subdoli e spesso la persona affetta da gioco da azzardo patologico non è riconosciuta come malata, ma viene data importanza alle sole conseguenze che la stessa malattia crea, quali l’aver posto in essere atti di microcriminalità, come i furti, o l’aver contratto debiti, distruggendo l’armonia familiare, o peggio aver tentato o realizzato il suicidio. È quindi difficile oggi riconoscere il malato di gioco d’azzardo patologico, ma l’attenzione delle associazioni, soprattutto dei familiari del malato, che in questo ultimo periodo si sono costituite, e alcuni centri ospedalieri specializzati, ci danno la possibilità di arrivare ad un identikit. In particolare il giocatore cosiddetto "problematico" e quindi a rischio di comportamento compulsivo, è colui che in una settimana gioca per più di tre volte, per un periodo superiore alle tre ore, spendendo più di 150 euro. Inoltre, il giocatore patologico ha spesso una famiglia, ha scarsa istruzione e dispone di modesti mezzi economici. Tuttavia esistono eccezioni, soprattutto se si pensa ai giovanissimi.

Ma come si articolerebbero nel concreto le terapie per questi malati? Che tipo di centri si prevedono e chi sarebbero gli specialisti coinvolti in queste terapie?

Spiega l’Onorevole Baio Dossi: “Nell’elaborare il disegno di legge mi sono confrontata con diversi medici, specializzati nel settore delle dipendenze, che già da anni curano soggetti che mostrano patologie da gioco d’azzardo. Già oggi ne esistono diversi, come per esempio il Day Hospital di Psichiatria Clinica e Tossicodipendenze del Policlinico Gemelli di Roma. Nel testo presentato si prevede che tutti i pres?di regionali, convenzionati con i dipartimenti di salute mentale (DSM), in collaborazione con centri residenziali e domiciliari di diagnostica, di terapia medica, di riabilitazione e socio-assistenziali, dispongano di specifici ambulatori per i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo patologico. Si prevede che i protocolli diagnostici siano assicurati dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, oltre alla possibilità per i centri di eccellenza di attingere a specifici fondi per la ricerca scientifica in questo settore, in modo da studiare il problema e fornire terapie sempre più adeguate al malato. Non dobbiamo dimenticare le famiglie, che sia nella terapia, ma soprattutto nella consapevolezza della patologia, giocano un ruolo essenziale. Spesso, infatti, il paziente ha coscienza della dipendenza quando ormai è troppo tardi e dopo aver già distrutto la serenità del proprio nucleo familiare, allo stesso modo sono gli stessi familiari a costringere il giocatore a sottoporsi ad una terapia di recupero”.

Fonte: Pensieroscientifico.it

aprile 27, 2009

La «pet therapy» nel reparto pediatria dell’ospedale Sant’Anna


I Labrador delle Unità Cinofile della Croce Bianca hanno festeggiato i primi 72 mesi della loro attività nel reparto pediatria dell’ospedale Sant’Anna di Como diretto dal professor Riccardo Longhi.

Anche il direttore generale dell’azienda sanitaria, Andrea Mentasti, è contento dei quattrozampe: «La pet therapy ha un effetto positivo in tante situazioni: e specialmente qui, con i piccoli ricoverati. È anche molto bello che in uno spazio clinico, dove ci sono da seguire le prescrizioni della scienza, ci sia un angolo per il calore degli affetti e della tenerezza».

aprile 26, 2009