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News di Psicologia

Un’azalea per il cancro


Domenica 10 maggio le piazze italiane si tingono di rosa.

In occasione della festa della mamma l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) offre per il 25° anno consecutivo, azalee per raccogliere fondi da destinare a progetti di studio per la cura dei tumori femminili.

Un quarto di secolo in cui i progressi fatti nella terapia e nella diagnosi precoce di queste patologie sono stati moltissimi: dalla chirurgia conservativa per il seno al vaccino per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero, dai nuovi farmaci alle ricerche genetiche per calcolare il rischio di ammalarsi o per individuare la cura migliore per ciascuna paziente.

L’Azalea verrà offerta a fronte di un contributo di 14 euro: 3 mila le piazze, 20 mila i volontari, 700 mila le piantine da distribuire, con l’obiettivo di raccogliere oltre nove milioni di euro destinati a importanti progetti di ricerca sui tumori femminili (sostenuti anche da Vodafone, Schenker e Intesa San Paolo).

Chi acquisterà la pianta, riceverà una pubblicazione speciale dedicata a tutte le donne, con consigli utili, diversificati per fasce d’età, per prevenire le principali neoplasie.

Sul sito www.airc.it è disponibile una guida interattiva sugli stessi argomenti, con informazioni ancora più approfondite.

Per trovare le azalee o avere informazioni si può consultare il sito www.lafestadellamamma.it o chiamare il numero verde 840.001.001

Fonte: Corriere.it

maggio 9, 2009

Malati di cancro: difficile aiutarli in ciò che hanno davvero bisogno


Oggi quasi due milioni di persone in Italia vivono in compagnia di una diagnosi di tumore, più o meno lontana nel tempo. In generale, si curano meglio di ieri, guariscono nella metà dei casi, ottengono più in fretta un sostegno economico e sanitario. Però non sono tutti uguali. Anzi. C’è chi ha accesso a nuovi farmaci in tempi brevi e chi no, chi ha un infermiere accanto al letto di casa e chi no, chi viene incoraggiato a fare riabilitazione per tornare a respirare, parlare, camminare, deglutire e chi, se proprio la vuole, se la cerca e se la paga. Lo ribadiscono i risultati di un’indagine condotta da Censis e Favo, la federazione delle associazioni di volontari in oncologia effettuata per la Giornata nazionale del malato oncologico del 3 maggio. La ricerca ha cercato di tracciare un identikit su chi e quanti sono i malati di cancro in Italia e, soprattutto, di cosa hanno bisogno.

Particolarmente critica l’opinione delle associazioni sul sostegno psicologico ai malati. Sarebbe poco più del 26% dei pazienti a beneficiare del sostegno psicologico offerto dalle Asl, molto più al nord (38%) che al sud (12%). Restano forti barriere all’accesso, scarseggiano gli specialisti nei centri pubblici e, infine, non si capisce a chi ci si può rivolgere. Sul sito internet si può leggere la sintesi completa dei risultati dell’indagine, condotta con la collaborazione dell’Inps e delle società di oncologia medica (Aiom) e radioterapia oncologica .

Fonte:Corriere.it

maggio 5, 2009

Uno studio sulle implicazioni delle sofferenze psicologiche paterne sui figli


Una madre depressa è un problema per un figlio, che facilmente rimane stretto tra un senso di colpa fortissimo e grandi difficoltà di sviluppo (in taluni casi persino fisico). La letteratura è ricca di esempi sull’impatto di una figura materna affetta da sindrome depressiva, non altrettanto note sono invece le implicazioni delle sofferenze psicologiche paterne sui figli. Eppure sono altissime, come specifica un recente studio dei ricercatori di Oxford pubblicato sulla rivista specializzata Lancet.

Secondo la ricerca inglese, che ha seguito alcuni nuclei famigliari nel tempo, i piccoli nati da padri affetti da sindrome depressiva hanno dal 10 al 20 % delle possibilità in più di sviluppare problemi comportamentali o addirittura tendenze suicide. Mentre gli adolescenti i cui padri soffrono di alterazioni patologiche dell’umore e ciclotimia sono dieci volte più propensi a manifestare analoghi disordini nella crescita e dalle tre alle quattro volte più inclini a soffrire di vere e proprie malattie psicologiche. Anche studi precedenti hanno dimostrato come disordini mentali di varia natura nei padri (come l’alcolismo per esempio) si traducano spesso in un orientamento figliale verso comportamenti autolesionisti o aggressivi.

Il professor Paul Ramchandani, alla guida della squadra di psicologi che ha curato lo studio, sottolinea la necessità di approfondire l’importanza del ruolo paterno, e di conseguenza del disagio dei papà, nella crescita dei figli, sostenendo che si tratti di un’area di studio ancora poco esplorata. 

L’evoluzione storica, culturale e psicologica della figura paterna inizia solo oggi a essere un caso di studio. I giovani papà sono sempre più vicini ai loro bimbi, ma al tempo stesso questi nuovi padri che accudiscono i figli e cambiano pannolini rischiano di mancare poi nella fase successiva, e cruciale, del loro delicato ruolo: quello di insegnare ai figli a stare nella società e a rapportarsi con gli altri.

Avere un padre irrisolto e depresso, alcolista o problematico ha effetti ancor più nefasti sui figli maschi, che cercano un modello e una guida. Sono loro i più danneggiati dai disordini mentali di questi padri cronicamente infelici che, secondo le stime, rappresentano il 2% dei casi dei genitori maschi. E che spesso, molto più delle madri depresse, hanno enormi difficoltà a chiedere aiuto.

Fonte: Corriere.it

maggio 4, 2009